Chi vuole comprarlo?—domandò il contadino con aria di scoprir terreno.
—Nessuno. Dicevo così per dire. E poi giacchè è affittato per nove anni,—replicò Cardello misteriosamente:—Scusate il disturbo.
—Potremmo intenderci,—soggiunse il contadino, vedendo che colui se n'andava.
Cardello non si volse addietro, non rispose. L'aver messo il piede colà gli dava quasi il senso di una presa di possesso, non ostante i nove anni di fitto vantati da quel contadino. E lungo la strada sorrideva di sè stesso, per la sufficienza con cui aveva parlato, come se il compratore avesse dovuto esser lui, e i quattrini li tenesse in tasca o nella cassetta, o alla Banca!… Infine la fabbrica non sarebbe stata un po' cosa sua?
* * *
Il Piemontese si era affaticato troppo in quegli ultimi giorni. Dopo aver lavorato ginocchioni, curvo sui tubi da saldare, sotto la vampa del sole che scottava, con appena qualche ora di riposo all'ombra di un albero, la sera tornava a casa sfinito, e non aveva voglia neppur di desinare. Beveva due tre bicchieri di vino sopra un boccone di pane, e andava a letto. Si sarebbe buttato vestito su le materasse, se Cardello non lo avesse aiutato a spogliarsi.
Quella notte Cardello, che dormiva nel camerino accanto, sentendolo smaniare e voltarsi e rivoltarsi sul letto, stava per domandargli: "Ha bisogno di qualche cosa?" Pel gran calore dormivano con gli usci spalancati e con le due finestre della stanza vicina spalancate anch'esse per godere il refrigerio dell'aria notturna.
Aperti gli occhi, si accorse che il padrone aveva acceso il lume.
Saltò giù dal letto. Il Piemontese era già in piedi.
—Si sente male?