—Faremo roba fina. Quando vedrete lo stagno!… Tornate tra otto giorni.—
In quei giorni nella fabbrica era un via vai di gente. I cinquanta vasi disposti con bell'ordine sui rozzi tavolini coperti con fogli di carta, attiravano una folla di visitatori che veniva parte a vedere se era vero che il Piemontese fosse riuscito a dar lo stagno alle stoviglie, parte a rallegrarsi che un'industria nuova sorgesse a dar lustro alla città e pane agli operai.
Cardello, interrogato, dava qualche spiegazione; ma ordinariamente stava zitto, mescolato tra la folla, ammirando anche lui e dandosi già l'aria di capo-operaio e di qualcosa di più, di mezzo padrone.
Il Piemontese gli aveva detto due giorni avanti:
—Io dovrò assentarmi per qualche mese. Qui tutti hanno paura di metter fuori quattrini e avventurarli in un'impresa; e senza capitali, le industrie non vanno avanti: vado a cercarli lassù, in Piemonte. Tu baderai a fare e a far fare quel che si potrà. Ti lascerò istruzioni precise. Intanto in questi quindici giorni, ti regolerai come se io non fossi qui. Voglio vedere se sei capace di far riuscire un'infornata…. Altrimenti bisognerà attendere il mio ritorno coi nuovi operai.
E così, dopo quattro giorni di esposizione, era stato ripreso il lavoro, sotto la direzione di Cardello. Egli tremava per la responsabilità assunta, e a ogni po' interrogava con lo sguardo il padrone che fumava e andava su e giù, muto, serio, indifferente, quasi niente di quel che si faceva colà lo interessasse, e non gli rispondeva neppur con un cenno della testa.
La prima cottura era andata bene. Il difficile veniva ora, con la manipolazione dello stagno; ma Cardello si era già infrancato, e immergendo i vasi, chiuso nello standone a parte, ripeteva dentro di sè la preghiera:
—Signore, aiutatemi! Fatemi riuscire un altro pezzo unico…. Così il padrone andrebbe via contento!—
Il Signore non gli concesse la fortuna del pezzo unico, ma tutto andò bene, come se quel mago del Piemontese ci avesse messo le mani. E mentre questi gli diceva:—Bravo! Bravo! Bravo!—tre volte, Cardello si sentiva quasi impazzire dalla gioia al pensiero che per qualche mese il padrone della fabbrica sarebbe stato lui!…
E tornava a ripetere, pensando ai casi della sua vita: