E arrivò la prima lettera e poi la seconda e poi la terza; e arrivarono anche mille lire! Cardello, che non aveva mai avuto, in vita sua, tanti quattrini da spendere, non volle tenerli in casa e li portò alla cassa postale; là erano sicuri!

Poi, con intervallo di quindici giorni, un'altra lettera affettuosa, ma breve, che prometteva vicino il ritorno…. E poi niente più!

Cardello, non fidandosi delle sue scarse abilità epistolari, si faceva scrivere lunghe lettere dal segretario comunale; ma rimanevano tutte senza risposta. Un telegramma venne restituito con la osservazione: "Irreperibile!"

Il Piemontese non era dunque più a Torino?

Che cosa doveva egli fare? Attendere ancora o aprire la busta e adempire le istruzioni lasciategli?

Intanto le ruote lavoravano, la fornace ardeva, e la vendita degli oggetti stagnati procedeva bene in città e nei paesi vicini. Cardello, però, vedeva diminuire la provvista dei preparati ch'egli si ostinava a chiamare medicamenti. Una lettera raccomandata venne rimessa al mittente per irreperibilità del destinatario.

Allora l'idea d'una disgrazia, di qualche malattia grave—alla morte non osava di pensare—riempì di terrore Cardello.

Se avesse saputo dove andare a rintracciarlo, sarebbe partito senza indugio; gli rimanevano ancora cinquanta lire.

E andò a consultarsi col Segretario comunale, che dimostrava di volergli bene, e gli diceva spesso, come il Piemontese:—Sei un buon figliuolo!—cosa che a Cardello faceva tanto piacere perchè gli sembrava di sentirlo dire dal padrone lontano.

—Ha scritto finalmente?—gli domandò il Segretario vedendolo.