— Potrei, davvero; ma, capisci, la mia posizione ora m'impone certi obblighi.... Capisci!

— Devi aver vinto una gran quaderna al lotto.

— Ho ricevuto un'eredità. Quando si parla dello zio di America!.... Ebbene ci sono gli zii anche in Italia, nascosti in qualche parte, per non farsi scovare. Se non che.....

— Un giorno li scova la morte..... e avrebbe dovuto scovarli anche prima.

— In tempo, caro Rosada; in tempo e basta.... Che conti?

— Ventidue paia di calzoni! Trenta corpetti!.... sessantacinque cravatte!

— Appena il necessario, caro Rosada. Tu, fortunatamente, ignori le miserie della vita elegante: cambiar di vestito tre, quattro volte il giorno, secondo i diversi posti dove sei costretto ad andare; e stillarti il cervello se là conviene un abito grigio e là un pantalone scuro, e là quel corpetto, e là quella e questa cravatta.... Mi guardi, spalancando gli occhi, ma è così; uno sbaglio può far ridere di te, disonorarti, sì, disonorarti, perchè la reputazione di un galantuomo certe volte dipende da insignificanti nonnulla, che pesano su la bilancia del merito più di qualunque cosa savia.

— E tu ti rassegni a queste stupide imposizioni?

— Per forza, caro mio, per forza, se voglio conservarmi il posto che con molti stenti mi son acquistato nella società. Sono già qualcuno.... niente.... ma qualcuno da non poter essere confuso con gli altri.

— Ti compiango.