Allora, nei punti più deserti delle vie, ella si fermava, guardandosi attorno, e gli saltava al collo, stringendolo al seno forte forte:

— E dire, che, forse, non ci rivedremo più!... È il mio maggior tormento!

***

Appena Renato comprese che cosa significava quella trasformazione di Luigia, sentì una commozione mista di pietà, che lo fece impallidire.

Ah! La povera creatura voleva sdebitarsi a quel modo. No; lui, invece, lui le doveva gratitudine per tante sensazioni blande, per tanti sentimenti miti, per tante ore deliziose, che gli avevano fatto riposare il corpo e lo spirito con ristoro completo. No, povera creatura! Così era stato troppo delizioso, troppo bello! Perchè guastarlo?

E la guardava intenerito, mentre camminavano senza scambiare una parola, tornando da Gorla con quel plenilunio di Giugno, ridente su la vasta campagna addormentata.

Era l'ultima sera che Renato restava in Milano. Perciò ella aveva voluto accompagnarlo su, rassegnata al proprio sacrifizio.

Nel togliersi il cappellino tremava. Poi si era seduta sul canapè, passandosi nervosamente le mani su la faccia.

— Ci rivedremo un'altra volta?

— Perchè no? Fra quattro mesi.