Ma a che giovano queste rinuncie? Il cuore non appaga, la mente non si acqueta. L'avvenire urge; Il trionfo dell'Idea vuole tutte le braccia e tutte le menti.

L'Esteta è pieno di scoramento:

Ancora ne li attoniti occhi,
reca lo spasimo d'una mortale caduta
il terrore d'un incubo
improvvisamente scomparso.
Sognò lotte e baci,
dominazioni e rinuncie,
cose belle oltre la Verità,
dolci, oltre l'Amore,
eterne, oltre la Fede.

. . . . . . . . . . . . . .

Sorrise a tutte le veneri,
benedisse a tutte le forze,
a tutti i connubi sospirò.

. . . . . . . . . . . . . .

Doloroso miracolo:
la visione tangibile si oscura
di maligne nebbie.

E finisce con domandarsi tristamente: Sia pure che l'uomo nello spazio e nel tempo s'inganni, ma esso è però un mondo, un occhio dell'infinito;

perchè dunque
non vuol recare intorno
la serenità e la luce,
come il cielo e le stelle?

Ho tentato di riassumere questo poema lirico di una anima solitaria, che si tormenta fra le strette del sillogismo e del sentimento, citando il più largamente possibile per dare ai lettori un'idea approssimativa non soltanto dei concetti ma anche della forma.