Secondo me, il poeta ha fatto bene a sciogliersi dalle pastoie del ritmo, che non concede certe libere agilità neppure ai suoi più poderosi domatori. E se nel suo tentativo ha qualche volta ecceduto, sia condensando troppo, sia trascorrendo in istonature prosatiche incurante di mettere a dura prova l'intelligenza o la schifiltà stilistica del lettore, non bisogna fargliene troppo carico, in grazia di quei larghi brani dell'opera sua dov'egli raggiunge l'ideale voluto attingere, come nei canti L'orgogliosa umiltà, La metamorfosi e specialmente nel Preludio al canto Marmi e bronzi, invocazione della Bellezza, e nella Oscura rinunzia, che mi sembra la cosa più squisita di tutto il volume.

Il quale, se, come ho accennato, non è di facile lettura, è poi tale perchè, nell'intenzione dell'autore, non è destinato al volgo dei lettori.

Nel grottesco s'adombra
qualche aristocrazia;
nel crudele, qualche idealità;
e il valore della vita
consiste nel saper morire.

Ecco una sua schietta dichiarazione.

Al Quaglino intanto non si potrà dire che abbia scelto questa libera forma di ritmo perchè il verso non obbedisce alla sua mano. Egli ha pubblicato due volumi di versi, dove alla vigoria e all'originalità del concetto è accoppiata una vigoria e sovente una stranezza di forma — stranezza più visibile nel primo, Modi, anime e simboli, che nel secondo Fiori brumali — le quali dimostrano ch'egli si sente anche capace di abusare della padronanza della forma ritmica, contorcendola a sua voglia e capriccio, e non sempre con buon resultato.

Dopo questi Dialoghi d'esteta, che hanno nel loro sciolto ritmo dolcezze e sfumature veramente notevoli, è da augurarsi che il pensiero del poeta divenga più limpido, più tranquillo, più trasparente, e che il sentimento prenda la mano su di esso, perchè, ritmo rimato o sciolto, la sua parola trovi più larga eco nei cuori: e non intendo dire: nel volgo dei cuori.


EDOARDO BOUTET
E LE SUE CRONACHE DRAMMATICHE

Ricordano il Moschettiere di Alessandro Dumas, il vecchio, giornale che era scritto da Alessandre Dumas père et seul, e che fece sorridere e anche ridere, al suo apparire, per la ingenua vanità di quel seul. Il Moschettiere parlava di tutto: dall'articolo di fondo spoliticante, passava alle ricette culinarie, delle quali il Dumas era forse più orgoglioso che del Conte di Montecristo e dei Tre Moschettieri; gli articoli di viaggi e di varietà si avvicendavano coi capitoli degli ultimi suoi stanchi romanzi, con frammenti di memorie, cioè, di strabilianti fantasie. Veramente il seul non era poi una novità. Alfonso Karr aveva scritto anche lui da solo, Les Guépes, ma non aveva inalberato quell'aggettivo con la spavalderia del simpaticissimo fanciullone che fu per tutta la vita Alessandro Dumas.