Si vedeva l'uomo che avrebbe voluto parlare, chiacchierare a suo agio e che non poteva più farlo, perchè il proto gl'insidiava le righe, perchè l'articolo politico, la cronaca, la satira gli contendevano lo spazio. Edoardo Boutet però è un parlatore brioso, delizioso, un conversatore; e il suo dialetto napoletano non forma la minore attrattiva delle sue improvvisazioni familiari. Ha dovuto dire dentro di sè: Mi si tura la bocca o, per lo meno, mi si trattiene il braccio, mi si lesina lo spazio? Ebbene, io non posso sentirmi soffocare, io voglio sfogarmi. Ho tante e tante cose da dire! Debbo attendere un'occasione propizia che forse non si presenterà o chi sa quando si presenterà? No; fondo una piccola rivista settimanale e in essa sarò libero di sfogarmi e di scapricciarmi come voglio e come non posso più fare da un pezzo!
Ed ecco le Cronache drammatiche, comparse il 2 aprile, col sorriso della Pasqua di Resurrezione, quasi anche il giorno della prima pubblicazione dovesse essere un buon augurio! Sedici fitte pagine in 16º.
Ora Caramba è a suo agio. Ogni domenica, egli avrà la sua tribuna, il suo pulpito, o più propriamente il suo salotto. Egli non scrive, discorre. Qualcuno che lo vede frequentemente e che prende gran gusto nello stare ad ascoltarlo, ha esclamato: Ah, se Edoardo Boutet si risolvesse a scrivere le sue Cronache in dialetto napoletano! Che festa sarebbe!
Sarà una festa egualmente! Anche a dispetto di certe velleità di affettazioni stilistiche che da qualche tempo egli predilige, come questa che chiude il suo primo articolo, Il sogno della Duse: — E intanto, in cosiffatta imperante e straripante dissennattezza, si compie, forse, il delitto di uccidere la ignota anima destinata di un teatro italiano a gettar le fondamenta!
Sarà una festa egualmente. Edoardo Boutet non diverrà mai un pedante: non scriverà mai, parlerà: ed è la sua caratteristica e sarà la sua forza. Passare una mezz'ora con lui, per via di quelle fosforescenti e svariate pagine delle Cronache drammatiche, diventerà presto un piacere che si tramuterà in dolce abitudine, anche per coloro che non si occupano esclusivamente di cose drammatiche.
E sarà una festa e una cosa seria.
Le cose che egli dice ridendo sono anzi le più serie.
Leggete l'aneddoto intorno ad Adamo Alberti, illustre impresario, tempo fa, del teatro dei Fiorentini a Napoli; leggete l'articolo Spettacolo di onore che chiude il primo fascicolo. Sono del Boutet più schietto, e di quello che non ha bisogno di scrivere in dialetto napoletano per riuscire efficace e nello stesso tempo divertente.