—Dalla signora Carlotta?… Casco dalle nuvole!
Infatti, due giorni avanti, incontrata in piazza di Spagna la signora Carlotta Nerucci con un gran mazzo di crisantemi bianchi in mano, Bedini l'aveva fermata per chiederle notizie della salute del marito che, l'ultimo giovedì—i Nerucci ricevevano gli amici ogni giovedì sera—non era comparso nella stanza da giuoco a farvi la immancabile partita a scopa, suo gradito divertimento.
—Ancora indisposto?
—Alla caccia delle quaglie, a Fiumicino! Io non m'impensierisco mai per lui, quando dice di non sentirsi bene. È di acciaio. Mi impensierisce invece… Ah queste benedette figliuole!
—La signorina Amelia? Eppure sembra un fior di salute!
—Non faccia l'ignaro! Come sa fingere bene!
Se fingeva bene! Sfido! Non sapeva niente.
—Ma…! È possibile?
La signora Carlotta non rinveniva dalla sorpresa.
Bedini era proprio mortificato d'ignorare quel che, come diceva la signora Carlotta, già sapevano tutti. E forse per farlo caritatevolmente uscire da quell'incredibile stato di inferiorità in cui si trovava di fronte a tutti, tràttolo per un braccio in disparte, verso la salita di San Sebastiano, ella gli aveva raccontato per filo e per segno la dolorosa istoria che faceva ora strabiliare Efisio Chiardi udendola ripetere, quasi con le stesse parole, da lui.