—Insomma—conchiuse Bedini—è vero o non è vero che tu hai fatto tacitamente la corte alla signorina Amelia?

—Io? Io, invece, sono scappato via da quella casa, e non vi sono più ritornato, appunto quando sospettai che certe letture insieme, impostemi dalla signorina e da me sopportate per eccesso di cortesia, potevano far supporre…

—Ah, le letture insieme!… Noi leggevamo un giorno!… Dovevi immaginare dove saresti andato a finire.

—Si trattava, per me, di un po' di esercizio di inglese… e di nient'altro.

—È vero o non è vero, inoltre, che la signora Carlotta, da mamma seria e oculata, una sera si fece trovar lei in salotto, invece della figliuola, e ti disse che quelle letture potevano essere male interpretate dalle persone leggere, e che, se tu avevi buone e oneste intenzioni…?

—Non la lasciai finire; risposi:—Signora mia, non ho intenzioni di nessuna sorta, nè buone nè cattive; e quand'anche le avessi e onestissime, le mie condizioni finanziarie mi impedirebbero di manifestarle; so il mio dovere di galantuomo.—Che cosa dovevo dirle? Sua figlia è brutta, antipatica, ed io non frequento i suoi giovedì per lei, ma per un'altra persona?

—Chi sa che aria contrita hai preso parlando! La signora Carlotta ti ha visto frenare a stento le lagrime….

—Le risa, avrebbe dovuto dire.

—Era profondamente commossa anche lei; e per ciò disse alla figlia:—Poverino! Bisogna rassegnarsi ad attendere; è andato via più morto che vivo!—

—Zufolando per le scale! Sono matte, madre e figlia!