—È vero! E non so più attristarmene, nè commovermene. Contro l'ineluttabile non si combatte.

La sua fisonomia aveva mutato espressione; la qual cosa mi faceva pensare che l'aria lieta con cui ella mi aveva accolto non fosse stata sincera.

—Eravate… sola?

—Sola… coi miei pensieri, come dicono i personaggi di certi drammi.

Voleva riapparir gaia…. E anche questo mi mise in sospetto. Guardavo attorno, se mai scoprissi nel salotto un indizio di disordine, nelle seggiole, nelle poltrone, non potuto riparare per la fretta…. Niente!

—Che cercate con quegli occhi gelosi? Il vostro preteso rivale?—E, dopo una breve pausa, soggiunse:—Si è ucciso ieri; per me, ha lasciato scritto. Che pazzia!… Voi non ne commettereste una simile….

—Forse!…—risposi cupamente.

E la lasciai. Mi era parsa coperta dal sangue del misero che si era ucciso per lei. E non aveva nell'accento nessun fremito di compassione! Non una lagrima negli occhi azzurri limpidi, impassibili! Che terribile creatura era ella dunque? Aveva bisogno di sangue umano per le sue orrende incantagioni?

—Forse!—mi era fuggito.

Ma sentivo che mi spingeva furiosamente verso l'abisso, verso la morte. Chi sa di quanti altri disastri era colpevole!…. Ed io non volevo morire! Amarla, possederla volevo, sentirla tremare sotto la forza della mia volontà, domarla… annullarla, volevo!