—Io però posso dirti che madre e figlia hanno non solamente grandissima stima di te, ma che si affliggono profondamente della tua sorte. Sono convinte che tu soffri, che non hai pace, che non dormi più, che non ridi più, col pensiero fisso…!

—È un'aberrazione, a dirittura!

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* *

Un mese dopo, Efisio Chiardi, passeggiando con lui pel gran viale del
Pincio, che in quell'ora era quasi deserto, gli diceva:

—La signorina Amelia mi fa pietà. Si è potuta illudere; è scusabile. Forse nessuno si era mostrato con lei così compiacente come me. Imperdonabile però è la sua mamma. Avrebbe dovuto capire lei, donna di età e di esperienza, il vero significato delle mie parole e della mia condotta. Invece, che cosa ha fatto? Ha alimentato, ha rafforzato l'illusione della figlia, forse per la stupida vanità di far credere che ha potuto ispirare una gran passione e sentirne il contraccolpo…. Come spiegare altrimenti la manìa di raccontare alla gente che sua figlia è infelice e che c'è un'altra persona—io—infelice altrettanto? Il bello è che più io protesto di non sentirmi punto infelice, e più esse si incaponiscono a credere che parli così per nascondere alla signorina il grave stato del mio cuore, perchè mi dimentichi almeno lei, non potendo dimenticarla io!—

E qualche settimana appresso, riprendendo lo stesso argomento a proposito delle nozze di un comune amico che aveva avuto il coraggio di sposare una ragazza un po' gobba,—o un po' sciancata, non ricordo bene—ma molto ricca, Efisio Chiardi declamava:

—Ecco, io capisco che uno sposi anche una brutta o una non bella—spesso la bruttezza e la bellezza della donna sono modi di vedere di chi guarda—purchè lo faccia per amore, per passione; lo capisco. L'amore è una grande scusa, specialmente se reciproco—giacchè non di rado qualcuno sposa unicamente per cavarsi una donna dal cuore; pare assurdo, ed è vero.—Ma sposare, come ha fatto Sarti, una specie di mostro perchè fornita di ricca dote, è cosa indegna di uomo onesto. Sarà un affare come un altro, una speculazione ben riuscita; ma è pure un vendere il proprio nome, un alienare la propria libertà… Io stesso, vedi, mi reputerei inescusabile se arrivassi a fare questo ragionamento nel caso mio:—Sei amato; spòsala dunque, quantunque tu non l'ami. Può anche darsi che in te l'amore nasca dopo.—

—E non ragioneresti male—lo interruppe Bedini.

—Malissimo. Mi piegherei a subire una soperchieria.

—Quale?