—La passione altrui. Oh bella! Ti confesso che più ci ripenso su e più mi indigno.
—Perchè ci ripensi?
—Perchè pare che tutti vi siate messi d'intesa per non farmi pensare ad altro. Non posso avvicinare un amico, un conoscente anche di quelli che non frequentano i giovedì di casa Nerucci, senza sentirmi dire:—Dunque?… Questi confetti quando?… Si decida una buona volta!—Vogliono prendermi pel collo, violentarmi; e mi rendono maggiormente odiosa quella povera ragazza, che infine poi—come figura—non è forse un ideale, ma è buona, virtuosa, rara donna di casa, e probabilmente sarebbe, sono di accordo con te, ottima moglie…
—Certamente—soggiunse Bedini.
—Ma che vuoi?—riprese Chiardi.—Con questo modo d'imporsi! Con questo voler far credere che io sia innamorato pazzo e pazzamente riamato! Devi convenirne, è troppo. Se mi lasciassi lusingare, se in un momento di debolezza… Oh! Dopo, arriverei a sentire orrore di me stesso. Ho un solo orgoglio, quello della mia libertà. Io torcerei il collo a quella mamma. La ragazza—sono giusto—la metto fuori di quistione. È illusa, ma sincera. Ieri, appunto, pensavo di scriverle una lunga lettera per disingannarla, per far cessare quel suo stato di tormentoso eccitamento… Mi fa pietà, te l'ho detto più volte. Mi dispiace di essere involontaria cagione… Involontariissima, te lo giuro… con te non farei misteri. Se avessi una minima ombra di colpa, se per leggerezza, o anche per inavvertenza, sentissi di aver contribuito a farle sospettare… Niente! Te lo giuro. Per questo m'ispira pietà. Debbo confessartelo? Quasi quasi, ora, guardata da lontano con gli occhi dell'immaginazione, non la giudico più tanto brutta quanto mi è parsa sempre. Ha un bel personale. Non è poco… E una certa grazia di modi… E quella stessa sua sentimentalità, riflettendoci bene, non è infine grave difetto… Ieri, dunque, pensavo di scriverle una lunga lettera; l'avevo anzi scritta a metà; ma poi mi son detto:—Che concludi? Non ti crederà. Potrà supporre che sia una cosa combinata coi parenti, o pure un altro tuo atto eroico…—A quel che pare mi stima capace di ogni eroismo…—Ed ho stracciato il foglio… Oh! Sono seccato, seccato, seccato!
—Me ne accorgo; per questo non te ne ho riparlato più. Sei tu ora…
—Mi sfogo con te che mi conosci meglio degli altri, che comprendi, e non sei sciocco da ripetermi come gli altri:—Questi confetti, quando?—
Bedini intanto osservava quanto mutato era il linguaggio di Efisio Chiardi dalla prima volta che gli aveva accennato della signorina Nerucci:—Mi è antipatica; non la posso soffrire. È brutta, leziosa, pretensiosa, ridicolmente sentimentale!—Ora, invece, per poco non la diceva bella… Le riconosceva certa grazia di modi, e più non ne trovava biasimevole la sentimentalità… Che cosa voleva dire questo cangiamento? Non riusciva a spiegarselo.
In fatto di amori specialmente, Efisio Chiardi amava il mistero. Soltanto per caso Bedini aveva scoperto qualche relazione femminile del suo amico; e tanta circospezione gli piaceva, quantunque egli fosse molto curioso—non lo nascondeva—dei fatti altrui. Lo interessavano, lo divertivano, forse perchè era uno sfaccendato e non sapeva come impiegar meglio il suo tempo. Direte che aveva istinti polizieschi… Ebbene, sì! Non arrossiva di confessare che qualche volta aveva seguito, per settimane, per mesi, le peste d'un intrigo amoroso e di persone che conosceva appena di vista, unicamente perchè un gesto, un'occhiata gli avevano fatto scorgere che sotto l'apparente indifferenza esse tramavano chi sa che cosa meritevole di essere scoperta. Nè si era mai acchetato fino a che non l'avea scoperta.
Quell'inatteso cangiamento di linguaggio gli aveva fatto rizzare le orecchie, e lo aveva messo in attenzione. Che l'amico Efisio volesse farsi giuoco di lui? Che le signore Nerucci, madre e figlia, avessero ragione? Gli sembrava che Chiardi, suo malgrado, si fosse tradito. La contraddizione tra le parole del primo giorno e queste ultime era evidentissima. Al solito, voleva fare il misterioso. Anche con lui? A che scopo? E il suo istinto poliziesco vedeva balzarsi davanti, nell'ombra, una bella impresa da tentare: afferrare il filo messogli in mano da Chiardi con quell'involontaria contradizione, e penetrare, guidato da esso, nel laberinto dei fatti e più nel cuore di lui e poi, all'ultimo dirgli sorridendo:—Perchè non sei stato sincero? Non sei riuscito a sviarmi. So quanto te, e forse meglio di te stesso, come stanno le cose!—Sarebbe stata una gran soddisfazione, una bella rivincita!