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Ma appunto in quel tempo Bedini aveva dovuto assentarsi da Roma, e la sua curiosità era stata acuita durante i tre mesi di lontananza, dalle lettere che Efisio Chiardi gli scriveva ogni settimana regolarmente; lettere di due pagine dapprima, poi di quattro, poi di otto, e che avrebbero raggiunto la grossezza d'un opuscolo e di un volume, se la missione di Bedini presso la Biblioteca Nazionale di Firenze non fosse finalmente terminata.

Con la scusa di tenerlo informato dei pettegolezzi romani, del circolo dei loro amici specialmente, Efisio Chiardi gli parlava soltanto della signorina Nerucci che gli ispirava crescente e sempre più profonda pietà.

«Ma sai che è un bel caso questo! Non vorrei affatto occuparmi di lei e intanto sono costretto a non occuparmi quasi di altro. Quella strega della sua mamma sembra vada attorno unicamente per far sapere a tutti la mia disgrazia; parla più di me che di sua figlia. Sono oggetto della sua commiserazione; mi copre di ridicolo. Ora non posso più stare un minuto soprappensiero senza che qualcuno non mi dica compassionevolmente:—Eh, via! Lascia andare. Non c'è lei sola al mondo!—Protesto, mi stizzisco, e faccio peggio. Nessuno vuol credermi; debbo passare per forza da innamorato infelice!»

E alcuni giorni dopo:

«Sono furibondo. Ho incontrato Babolani, il gran chiacchierone; lo rammenti? Quel coso lungo, magro e col naso storto, che tempo addietro avea tentato di tirarsi su reporter di giornali, ed ora fa l'agente di annunzi per non so quale ditta? Non lo vedevo da un secolo. Mi ha rotto le scatole due eterne ore! Capisci? Ora viene in iscena anche il padre! Babolani dice che il signor Nerucci gli ha parlato di me.—Elogi, al solito, della mia delicatezza di sentire. Le mie condizioni? Oh, io esagero! Dovrei avere maggior fiducia in me stesso. E poi la sua famiglia potrebbe facilmente aiutarmi a trovare un impiego, caso mai! Con tante conoscenze! Sarei adorato in quella casa. I genitori, pur di vedere felice la loro figliuola, farebbero qualunque sacrificio… E non occorre. Perchè mi ostino? Non mi accorgo dunque come mi sono ridotto? Mi consumo e faccio consumare quella povera creatura!—Anche questo! Mi consumo! E non sono stato mai così bene in salute, così allegro, così spensierato! C'è da ammattire… L'ho mandato al diavolo!»

E all'ultimo:

«Ci siamo trovati faccia a faccia! È stato impossibile evitarla.

«Era sola… Appena si accorse di me… Ho avuto, ti giuro, una di quelle paure!… Se si avvicinava? Se mi domandava…? Non so che cosa temessi che ella potesse mai domandarmi, a bruciapelo, in quel momento. So però che non sapevo che cosa avrei potuto risponderle… Mi è parsa un'altra!… In meglio… Già dovrei dirti che di lei ho visto soltanto gli occhi… che sono stati sempre belli, cioè grandi, espressivi. Allora, mi sembrava che di questa loro efficace espressività ella abusasse un pochino per posa sentimentale; lo dicevi anche tu; ma forse ci siamo ingannati. Ora, te lo confido con la più segreta intimità epistolare, erano proprio bellissimi, così pietosi, così imploranti!… E così rassegnati! Mi ha dato un solo sguardo ed è passata oltre, dignitosamente. Devo esserle parso uno stralunato… Infatti…! Fortuna che nessuno ci abbia visti! Altrimenti chi sa quanti e quali paralipomeni alla leggenda del nostro sventuratissimo amore!

«Ho capito in questa occasione che l'amore può fin operare il miracolo della trasformazione fisica della persona che ama. Figurati se io posso essere disposto a giudicare benevolmente Amelia, io che ho avuto per cagion sua tanti dispiaceri, tante noie, tante seccature!… Credo di essere diventato un po' verde dalla grande bile smossami da lei e dalla sua sciocchissima mamma. Se dunque io, così prevenuto contro di lei, ho dovuto riconoscere la straordinaria trasformazione avvenuta nella sua persona, vuol dire che questa è proprio grande, ed evidentissima. Me ne rallegro con Amelia; tanto è vero che tutti i guai non vengono per nuocere! E così quando la nostra commediola finirà—presto, amo di lusingarmi; ogni bel gioco dovrebbe durar poco, e questo dura da un buon pezzetto!—Amelia dovrà restarmi grata di tal beneficio, quantunque involontariamente arrecàtole; cosa assai rara, perchè ordinariamente gli amori morti lasciano dietro un'eredità di odi, di sdegni…»