—Filosofeggi troppo, caro mio!—esclamò Bedini, ripiegando la lettera.—E poi, come mai la signorina Nerucci, l'antipatica, l'insoffribile signorina Nerucci è diventata ora Amelia, e non soltanto buona ma quasi bella, per te?

* * *

E non vedeva l'ora di tornare a Roma per poter dire sul viso all'amico Efisio:—Eh via! Finitela! Sposatevi, se ne avete voglia; o fate all'amore tranquillamente, come gli altri fedeli cristiani, senza smorfie, senza posa per farvi compassionare!

Trovò Efisio Chiardi alla stazione. Pareva un uomo che stèsse su le spine. Impaziente di ogni minimo indugio, vedendo che non si avvicinava nessun facchino, aveva preso lui una delle valigie del Bedini e si avviava verso l'uscita, quando questi gli disse:

—Ma io ho bisogno di fermarmi al ristorante; ho proprio fame.

Chiardi non potè frenare una mossa di disappunto.

—Ti dispiace?—fece il Bedini.—Se hai fretta…

—Sì, ho fretta di parlarti, di consultarti…

—Parlerai mentre io mangerò, se non vuoi prendere qualche cosa anche tu.

—Grazie!