—Che ti accade?… Laggiù, a quel tavolino in disparte…
Dunque…—soggiunse Bedini appena data l'ordinazione al cameriere.

—Credi tu alla suggestione?—cominciò Chiardi.—Eccone qui una vittima! Mi guardi negli occhi? Ridi? Non c'è niente da ridere. A furia di sentirmi ripetere da tutti che sono un innamorato infelice, a furia di esser costretto, dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina, a dover pensare incessantemente alla mia fantastica disgrazia…

—Bene, bene! Ho capito!

—Darei la testa ai muri! Vuol dire che era destinato così.

—Rispàrmiati la testa! Non occorrevano tante precauzioni oratorie per farmi sapere che finalmente…

—Precauzioni oratorie?

—Come vorresti chiamarle? Hai voluto fare, al tuo solito, il misterioso, ma non ci sei riuscito. Ti confesso, giacchè siamo a questo, che non ho mai creduto alle tue negazioni, e veggo con piacere che non mi sono ingannato. L'hai trovata bene: Suggestione! Serbala per gli altri. Io intanto ora posso domandarti:—E questi confetti, quando?—È inutile stralunare gli occhi, fingere di arrabbiarti…

—Mi arrabbio seriamente! Suggestione, sì, caro Bedini. E se volessi darti a intendere che ne sia dispiacente, mentirei. Dicevo:—darei la testa ai muri—pensando alla figura che farò presso molte persone… Ma, infine, che dovrà importarmene, è vero? Rendo felice una creatura che merita di esser tale; e rendo felice anche me, perchè non capita tutti i giorni essere amato fino al punto che sono amato io. Come sia accaduto, non saprei spiegartelo io stesso. Picchia oggi, picchia domani… E un bel mattino mi sono svegliato, proprio così! innamorato cotto, con mia grandissima maraviglia… Era destino! Se fosse diversamente, non avrei ora bisogno di te, della tua opera di amico… Ti attendevo con impazienza; voglio uscir sùbito da questa situazione imbarazzante. Bisogna che qualcuno vada a spiegare… vada a scusarmi… Non è facile. Conto su la tua abilità diplomatica… Io sono stato d'una crudezza sconveniente nel negare a tutti… Era la verità. Oggi non più… Se non è suggestione questa…! Non ridere, te ne prego.

—Meglio, meglio così!—esclamò all'ultimo Bedini, convinto che il suo amico non gli avrebbe fatto fare una parte ridicola quantunque si trattasse di commedia.

E il giorno dopo, verso le cinque, si presentava alla signora Nerucci lieto e sorridente, sicuro di apportarle una bella e inattesa notizia. Aveva creduto opportuno, per finezza diplomatica, pigliarla molto larga, ed era rimasto interdetto vedendo scattar infuriata la signora Carlotta appena egli aveva pronunciato il nome di Efisio Chiardi.