Era stato Babolani, il gran chiacchierone Babolani. Due giorni dopo se ne vantava con Bedini incontrato per caso.

—Che vuoi, caro mio! Quella ragazza mi faceva pena. Allora pensai: Non c'è altro modo di guarirla.—E dissi al padre… Non ho detto una bugia sai?… Efisio Chiardi ha moglie e figli… ma non è lui, il nostro Efisio. Di Oneglia però; credo che in quel paese si chiamino tutti Efisio e tutti Chiardi. Non lo credi?… Ed è andata bene, magnificamente! L'amico Chiardi dovrà accendermi un bel cero di ringraziamento… È andata anche, se vogliamo, troppo bene. La signorina, lo sai? prende marito… Si è consolata presto; se pure non lo prende per dispetto, per vendetta; le donne sono capaci di tutto! Guarda com'è il mondo! Ho confidato a cinque o sei persone: «Dicono che Efisio Chiardi ha moglie al suo paese; così brutta, ch'egli se ne vergogna, e figli… Che ne sapete?» E tutte e sei, via, dai Nerucci a farsi un merito della scoperta. Guarda com'è il mondo!… Se non fosse stato a fin di bene… Perchè ridi?… Che pensi?

—Rido—rispose Bedini—perchè mi accorgo che in questo mondo si fanno più commedie che non se ne scrivano.

—E più divertenti dovresti aggiungere—disse Babolani.

—Secondo.

Per Chiardi non fu davvero molto divertente questa qui. Ma egli ora fa il bravo; e quando incontra a braccetto del marito colei che avea giurato di essere sua o di nessun'altro, si consola come da scampato pericolo, esclamando:

—Oh! Era troppo brutta! E diventerà peggio!… Se la goda!

IN BARCA

A JOLANDA.

Quantunque a Catania da otto giorni, mia moglie era tuttavia sotto il gran fascino dello spettacolo del mare, nuovo per lei. A ogni po', mentre la conducevo attorno per farle osservare chiese, monumenti, negozi, ella mi si attaccava al braccio e, con accento da bambina che vuol essere accontentata, mi sussurrava all'orecchio: