Aldo tardò a rispondere.
—Anche tu?—ella replicò afferrandolo, atterrita, per una mano.
—Volevo spiegarmi—disse Aldo con qualche imbarazzo—che cosa può mai averti prodotto tale strana suggestione in questo salotto. La vecchia consolle? Lo specchio? Quei quadri anneriti e dai quali non si è potuto togliere la polvere resa aderente dal tempo e dall'umido? Il soffitto troppo alto? La tappezzeria nova delle pareti? I nervi di una giovine signora sono impressionabilissimi, la immaginazione troppo facile ad essere eccitata….
Ma, così parlando, Aldo nascondeva a stento che aveva in quell'istante anche lui un'indefinibile sensazione di malessere, precisamente come pel contatto di persona disaggradevole, invisibile. Chiuse il libro, si alzò da sedere, e sforzandosi di sorridere, disse a Èlvia:
—Non piove più!
E aperse la finestra. Il cielo era sereno. Le nuvole si addensavano sui monti in fondo all'orizzonte, e la luna inondava con la sua luce argentea la campagna, che esalava l'odore speciale dei terreni bagnati da pioggia recente.
Richiusa l'imposta, egli prese Èlvia sottobraccio, e la condusse nella sala da pranzo. La tavola era già apparecchiata per la cena.
—Com'è curiosa questa villa, di sera!—esclamò Nannina, la donna di servizio, portando in tavola.
—Perchè dite così?—domandò Èlvia.
—Mah!…—fece Nannina.