—Ella sa la mia disgrazia; sono rimasta vedova a venticinque anni, dopo due di matrimonio non consolato da prole.

—Forse sarebbe stata disgrazia maggiore la vedovanza con prole. La vita è piena di dolorose sorprese.

—Un figlio o una figlia mi avrebbero compensata di ogni disinganno. Il mio cuore avrebbe trovato una sublime occupazione; qualunque sacrificio mi sarebbe parso gioia divina. La donna che non diventa madre è una creatura sbagliata. In mio marito io amavo anticipatamente i miei figli.

—A venticinque anni si può ricominciare ad amare un altr'uomo. La fedeltà ai morti è atto assurdo.

—Infatti…. Ma sul punto di decidermi per un nuovo legame in cui sarebbero appagate tutte le aspirazioni del mio cuore, un tristissimo dubbio mi trattiene. Se potessi pensare soltanto a me….

—A chi altri?

—Alle mie creature, alle quali anelo.

—Le lasci prima venire.

—Ho io il diritto di compromettere la loro felicità? Preparar loro una vita dolorosa, disgraziata, unicamente perchè il cuore mi dice: Sposa l'uomo che tu ami e da cui sei riamata?

—Non capisco.