—Eccolo—fece Remossi—coi tre soliti personaggi Ella, Egli, Lui. Dispensatemi dal dire i nomi, quantunque non ci sarebbe niente di male se io li rivelassi. Ma si tratta di un fatto intimo, saputo per caso, e la malvagità umana è tale da poter sospettare che le cose siano andate altrimenti di come io le ho apprese.
—Non sei assolutamente certo, dunque!—disse Gramoglia.
—Certissimo. Non ho conosciuto un uomo più savio di…. (Mi avvedo che bisogna ribattezzare i miei personaggi per evitare confusione) di Roberto Cagli. La natura e le circostanze lo avevano singolarmente dotato. Era quasi ricco, di eccellente famiglia, e bell'uomo per giunta. Aveva studiato molto, senza prendere una professione. Le professioni stimava tiranne, e voleva godersi le fortunate circostanze che gli permettevano di restare indipendente da tutto e da tutti. Soleva dire:—Uomo perfetto è colui che può conservarsi selvaggio in mezzo alla civiltà.—Per lui selvaggio era sinonimo di libero. A trentacinque anni aveva sposato la donna eletta dal suo cuore, bella e colta a bastanza. Vero matrimonio di amore, perchè la signorina… Balestri poteva portargli appena un modesto corredo per dote. I primi anni del loro matrimonio erano trascorsi felici, e la felicità, evidentissima, dei due sposi destava ammirazione ed invidia. Nessuno però osava pensare d'intorbidirla. La signora Cagli veniva stimata una di quelle donne che, anche per indole, rimangono superiori a ogni insidia. Ma, pur non essendo diversa la convinzione di suo marito, egli non tralasciava di tenerla d'occhio, di osservarla senza averne l'aria e lasciandole amplissima libertà. Qui entra in scena lui, il terzo, il serpente tentatore, secondo la leggenda, se può dirsi tale uno che in un certo momento, nel momento più pericoloso e quasi decisivo, rinunziava alla sua parte: era, naturalmente, il più intimo amico del marito. Conformità di sentimenti e di idee, oltre a circostanze delle due famiglie, avevano legato Roberto Cagli ad Adolfo Gissi con un'amicizia più che fraterna sin dai primi anni della loro giovinezza. Avevano studiato insieme, e fatto insieme qualche piccola stravaganza. Il matrimonio dell'uno, che sembrava avesse dovuto rallentare la loro intimità, l'aveva anzi rafforzata. Era un bell'uomo anche Gissi, di carattere gioviale però, e con parola facile e colorita, che formava un po' di contrasto col carattere più serio e contegnoso del suo amico.
La signora Cagli, da principio, si sentiva quasi intimidita davanti a quell'espansione di allegria che il Gissi metteva nella conversazione ogni volta che veniva a trovarli o che era invitato a pranzo, cosa che accadeva una volta la settimana, a giorno fisso. (Cagli aveva voluto mantenere quella sua abitudine di scapolo). Poi….
Una mattina, non ricordo per quale circostanza, Roberto Cagli era andato dal suo amico, e lo aveva sorpreso occupatissimo a preparare le valige.
—Parti?
—Intraprendo un lungo viaggio.
—Come mai non me n'hai detto niente?
—Sarei venuto ad accomiatarmi questa sera.
—E dove vai?