—Ma la Scienza….

—La Scienza la fanno gli scienziati a furia di sbagliare. Quella di ieri non è più questa di oggi; e quella di domani sarà un'altra cosa. Risolto un problema, se ne presentano nuovi e più complicati e più astrusi. Certe volte gli scienziati si seccano di vederseli affacciare davanti, e chiudono gli occhi e si turano gli orecchi per vivere un po' in pace e non guardare nè udire. Ma non per ciò i nuovi problemi dileguano. Allora qualche scienziato, più curioso o più ardito degli altri, socchiude gli occhi e osserva, timidamente dapprima, per non scandalizzare i colleghi; poi l'amore della verità ne può più dell'orgoglio personale; e così la Scienza fa un altro passo, e l'assurdo di oggi diviene la conquista assodata del giorno dopo.

—Lo sappiamo, dottore! Ma, riguardo agli Spiriti, non si tratta di fatti che possono cadere sotto gli occhi, da osservarsi col microscopio, da analizzare col crogiuolo. Fantasie di menti deboli, allucinazioni di sensi malati, credenze di femminucce, resti di tradizioni primitive, quando l'uomo ancora selvaggio si dava una spiegazione superficiale dei fenomeni della natura e credeva l'ombra un duplicato della sua persona…. Se la scienza dovesse tener conto di tali sciocchezze, starebbe fresca!

—Di tutto deve tener conto. Per ciò io, che sono scienziato così così per aver studiato e praticato la più materiale tra le scienze, la medicina, non arrossisco di far sapere che ho tentato anche di vedere gli Spiriti il giorno che un amico venne a dirmi:—Vuoi vederli? Io ho avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento.—Quel mio amico, uomo serio, coltissimo, un po' artista, un po' filosofo nel miglior senso di questa parola, intelligenza aperta ai quattro venti del pensiero, s'interessava dei grandi problemi contemporanei, politici, economici, religiosi, scientifici, leggendo tutto, approfondendo tutto con ardore indomabile. Non aveva altro da fare; il suo largo patrimonio gli permetteva questo lusso intellettuale senza fargli trascurare il resto. Ultimamente dunque aveva preso, com'egli diceva, il dirizzone degli studi spiritici, e si era formato la convinzione che gli Spiriti sono una realtà come un'altra, d'ordine superiore, se si voleva, ma da non poterne più dubitare. E siccome io gli rispondevo:—Bisogna attendere ancora!—egli si spazientiva delle mie esitanze in faccia a tante e tante prove, quante forse—soggiungeva—non ne hanno parecchi fatti ormai entrati nel dominio della storia e tenuti per certi da tutti. Io veramente non negavo i fenomeni, i fatti; dubitavo della spiegazione di essi. Alla mia età non s'intraprendono neppur con la mente esplorazioni in regioni ignote, e si diffida sempre un po' delle relazioni dei viaggiatori che le hanno visitate la prima volta.

Il giorno però ch'egli venne a dirmi:—Vuoi vedere gli Spiriti? Io ho avuto paura e ho interrotto a mezzo l'esperimento—mi lasciai vincere dalla curiosità. Perchè non aver fiducia in un uomo come lui?

—Che cosa bisogna fare per vederli?—gli domandai dopo qualche istante di riflessione.

—Venire domani a casa mia. Io avviserò la evocatrice.

—La medium vuoi dire.

—No. La persona di cui ti parlo non cade in tranche, cioè: non si addormenta, non entra in catalessi; èvoca, con potere misterioso, in pieno giorno, semplicemente, per via di certi suoi scongiuri.

—È una maga, a quel che pare.