—È una povera donna, secca, pallida, malaticcia, vestita sciattamente, che vive, credo, di elemosina….

—E col mestiere di fattucchiera,—lo interruppi, ridendo.

—Niente affatto. Chiede soltanto cose strane che dice indispensabili all'evocazione: un po' di sale, un po' di olio, una candela benedetta, di quelle che si adoprano nella settimana santa.

—Uh!—feci, alzando le spalle.

—Probabilmente nemmeno il sale, l'olio e la candela benedetta sono necessari; forse servono per provocare l'azione fluidica del suo organismo; mezzi meccanici, più che altro, da eccitare la sua fantasia.

—Tu spieghi tutto!

—Ho detto probabilmente; e quando la vedrai operare, la mia ipotesi non ti parrà stramba.

—Com'è che tu hai avuto paura?

—Ecco: eravamo nel mio studio, io e lei, con l'uscio aperto sul corridoio. Ella cominciò a brontolare le sue evocazioni inginocchiata dietro una tenda del balcone, con davanti l'orciolino di terracotta pieno di olio, la candela accesa e il piattino col sale. Di tratto in tratto, prendeva un pizzico di sale e lo buttava nell'orciolino. Mi ero situato in maniera da poter seguire, sbirciando da un lato della tenda, l'operazione. Ero tranquillo, in vivissima aspettativa, sì, ma anche un po' incredulo. Mi pareva impossibile che quella povera donna, quel fantasma di donna dovrei dire, possedesse così alto potere….

—E allora….