— Mette in gran curiosità anche me.

Andarono di sera, Pretore, Cancelliere e i due amici, zitti zitti, con grand'allarme della famiglia Lo Faro.

— Scusino; si tratta semplicemente di ritrovare una carta affidata all'amicizia e all'onestà del loro rimpianto capo di famiglia. Terza cassetta, a sinistra: numero e posto precisi.

Silenzio profondo; tutti ansiosissimi attorno alla scrivania.

Al Pretore, che poco prima faceva il bello spirito, tremava la mano nell'infilare la chiave nella toppa.

La cassetta era piena zeppa di carte: lettere, ricevute, note di fornitori. All'ultimo, proprio addossata al fondo, ecco una busta gialla, con cinque suggelli e la soprascritta: Testamento olografo del signor Natale Mirone, consegnato all'amico don Tino Lo Faro.

Tutti si sentirono correre un gran brivido per le ossa.

Il Pretore strappò la busta, e aperse il foglio, Don Ciccio Lanuzza impallidì riconoscendolo per quello veduto in sogno.

— Un pezzo di carta, inutile! — esclamò il Pretore. — Manca la firma. Dice: — Io qui sottoscritto, sano di corpo e di mente... — Di mente no, perchè ha dimenticato l'essenziale.

— E' la sua scrittura! Ma se non c'è la firma....