— Com'è buffo questo mondo! — concluse Ramaglia. — Ho commesso tante... non belle nè buone azioni in fatto di donne, e me la son passata sempre liscia! Ho fatto una veramente buona azione in pro dell'onore di un amico, e mi sono buscato l'imbecille! dalla moglie e la inimicizia del marito! E' proprio buffo questo mondo!

L'«OMO SELVAGGIO»

E dire che era stato un bel giovane!

Poi si era ingrassato, si era lasciato crescere la barba, e si faceva aggiustare i capelli due volte l'anno. Quella selva irta, folta, arruffata gli faceva un testone grosso così, da vero «omo selvaggio», come i suoi concittadini lo avevano ribattezzato. «Omo selvaggio» anche per la trascuratezza dei vestiti, che sembravano vecchi fin quand'erano nuovi, e gli piangevano addosso, tagliati alla carlona e cuciti alla peggio.

Pareva ch'egli si compiacesse di mostrarsi trasandato in tutta la persona, e l'ostentasse seduto davanti alla sua bottega di merciaio, di tabaccaio, di panettiere, con le gambe larghe, la pipa in bocca, e il continuo brontolio su le labbra contro i giovani di bottega, gli avventori e i passanti che lo salutavano.

— Buon giorno! Buona sera! Che c'è di nuovo, «omo selvaggio»?

Ormai glielo dicevano in viso e non si offendevano delle brutali risposte.

Era stato pure un buon giovane, di carattere allegro, servizievole, intento a far prosperare il suo negozio, che, da piccola merceria, come l'aveva gestita suo padre, era divenuta la migliore merceria del paese, fornita di tutto; e poi tabaccheria, con rivendita di sigarette e sigari esteri; e poi, per completarla, spaccio di pane e paste delle migliori qualità.