Gabriele si fermò, esitante, su la soglia e girò rapidamente lo sguardo attorno come in cerca di qualcuno che si attendeva di trovar là; poi, quasi barcollante, si precipitò tra le braccia del padre.

— E... lei? — domandò, dopo di aver abbracciato anche l'avvocato.

— Era troppo agitata, troppo commossa da poter affrontare lo scomodo di questo viaggio — si affrettò a rispondere il commendatore Loveni.

— Mi sono state consegnate ieri tutte le lettere indirizzatemi durante i sette anni della mia pena... Non ne ho trovato neppur una di... lei!... E' giusto!

— Vita nuova! Vita nuova! — esclamò l'avvocato Nerucci. — Il passato non deve più esistere tra voi due.

— La scienza non ha saputo trovar niente per far dimenticare!

La sua voce era divenuta roca, la sua lingua un po' impacciata, quasi il lungo, volontario silenzio l'avesse alquanto irrigidita.

— E' sempre... bella? — domandò al padre.

— Anche la sua vita è stata una segregazione. Sì, ancora bella, austeramente bella, figlio mio.

Parve scosso da un brivido; e rapidamente si accomiatò dal Direttore. Scendendo le scale, di tratto in tratto si fermava, si voltava indietro.