— Gabriele!

Bastò questo dolce richiamo per farlo rientrare sùbito in sè, per calmarlo in quell'angolo di canapè dove egli, da due giorni, passava le ore fumando continuamente, con un mucchio di libri nuovi su una seggiola, dei quali scorreva soltanto qualche pagina con paurosa repugnanza. Aveva trovato in uno di essi: — Noi non sappiamo niente della realtà delle cose. Siamo vittime dell'apparenza.

E n'era rimasto sconvolto.

Il terzo giorno Dora lo trovò sdraiato sul canapè con le mani strette alla fronte, quasi per comprimere un gran dolor di testa. Teneva chiusi gli occhi.

— Sei tu, Dora?

— Che hai?

— Dora! Dora! Quel segreto mi uccide.... Che m'importa di colei?... Tanto peggio per la morta!

— Perchè dici così, Gabriele?

— Perchè tu ed io siamo vittime dell'apparenza. Non dev'essere! Non voglio che sia così!

— Ormai!...