Durante la messa, però, invece di recitare il rosario, tenne la corona avvolta attorno a una mano e si mise a parlare internamente, rivolto al gran crocifisso dell'altare dove il prete celebrava:

— Dovete pensarci voi, Gesù crocifisso! Levategliela voi di mente! Non deve accadere! Non deve accadere! Libera nos domine! Io mi opporrò finchè potrò... Dovete pensarci voi, Gesù crocifisso! Non ve l'ha detto il mio povero fratello? Non ve l'ha confessato anche... lei, quando sono arrivati al vostro cospetto per essere giudicati?... Già, voi, Signore, che vedevate, che sapevate tutto ve li siete chiamati in cielo tutti e due... E volete lasciarmi addosso questo peso? Pensateci voi, Gesù crocifisso!

E restò là a guardare il Crocifisso tutto piagato, tutto insanguinato, con la testa coronata di spine abbandonata su la spalla destra, quasi attendesse da esso una parola, un cenno di risposta, che lo assicurasse: Ci penserò io!

Si scosse tutt'a un tratto, maravigliato di non essersi accorto che la messa era terminata e che il sagrestano aveva già spento i ceri dell'altare.

Ah! Fu certo un'ispirazione di Gesù crocifisso quella che lo spinse ad entrare nella stalla dalla porta interna! Diè un urlo alla vista del nipote che penzolava dalla corda legata a un trave, dando gli ultimi tratti agitando le gambe e le braccia. Montare su lo sgabello rovesciato per terra, cavar di tasca il coltello, tagliar la fune e cascar giù assieme col disgraziato fu l'affar di un momento.

— Chi mi diè la forza di liberarmi del suo peso — raccontava Sanguedolce, poco dopo, alla gente accorsa ai suoi gridi — e di slegargli il nodo della corda attorno al collo?

Non osava di rimproverare il nipote che, steso sul letto, respirava ancora affannosamente. Poi, quando lo vide in piedi, con le lagrime agli occhi pel dispetto di essere stato salvato, gli disse soltanto:

— Non dubitare. Vado ora stesso da Lagnusazzu e torno sùbito con la risposta.

E andò difilato, quasi di corsa.

— E' vero? — gli domandò Lagnusazzu.