— Cinquanta lire al mese... e non fiatate più!

— Vostra moglie però...

— Zitto! — lo interruppe Zùccaro. — Non siete degno neppur di nominarla. Che vi eravate messo in testa?... Che vi eravate messo in testa?...

Don Mignatta si era sentito salire tutto il sangue al cervello. E vedendo che Zùccaro gli agitava, minacciosamente, i pugni sul viso, fu preso da tale terrore, che cominciò a indietreggiare vacillando, annaspando con le braccia, balbettando:

— Sì! Sì!... Cinquanta lire al mese!... E gli.... interessi?.... Eh? Eh? Eh?

— Don Calogero! Oh Dio! — esclamò Zùccaro, spaventato alla sua volta. — Don Calogero!

Lo mise a sedere su la seggiola a braccioli davanti a la scrivania, scotendolo per farlo rinvenire.

C'era mancato poco che don Mignatta non fosse andato improvvisamente a succhiare il sangue dei poveri dell'altro mondo, se questo accade anche colà.

Invece, riavendosi, cominciò lui a minacciare:

— La bottega è mia!... E' sangue mio! C'è la giustizia per farvelo ricordare.