Ma fate intendere a una donna, a una moglie, che c'è al mondo anche il superfluo! Per la moglie il superfluo non esiste. Tutto è necessario, anzi, urgente. Devo continuare a bisticciarmi con Ernesta? Eppure, quando eravamo fidanzati sembrava così buona, così condiscendente, così remissiva! Incredibili, le donne! Come se dentro ognuna di esse ce ne fossero due, tre, una l'opposto dall'altra, che scattano fuori secondo le circostanze. Combattete con tutte e tre, se vi riesce!... E se non era per fare un dispetto a Marco Tanzi...!
Già, ne ragiono come se la cosa fosse bella e conclusa!... Al solito mio!... Mi sono arrabbiato, ho la bocca amara, quasi avessi davvero leticato con mia moglie... che non ho! Tutto dipende dal testamento dello zio: dipende che Tanzi non mi annoi più col dire: La signorina Viola qua, la signorina Viola là... O che non ci sono altre signorine a questo mondo? Troppe! Troppe! Dicono che ogni maschio potrebbe sposarne almeno tre in una volta... e rimarrebbero ancora delle zittellone da collocare.
In ogni modo, bisogna preparare il terreno: non lasciarsi cogliere alla sprovvista. Ma quel Tanzi! Se sapesse che è stato lui, proprio lui, a buttarmi tra le braccia della signorina Viola! Tra le braccia per modo di dire; perchè, devo confessarlo, la signorina Viola è divenuta ormai il mio sogno ad occhi aperti, e credo che, da qualche settimana in qua se non sono diventato il suo sogno anch'io, poco deve mancarci. Si tratta di occhiate, di sguardi insistenti. Certe volte mi sembra che ella si domandi: — Ma che vuole da me costui che mi guarda a quel modo? — Via signorina!... Finge di non aver capito? Se fosse vero, il fatto non farebbe onore alla sua intelligenza... — Certe volte, al contrario, sembra che lei mi risponda: — Ma parli al babbo! Che aspetta?
Un momento, signorina. Lasci che arrivi lo zio Tommaso, tra giorni. — Vengo per far testamento; cercami un notaio onesto. — Se la cosa non riguardasse me, perchè tutta questa premura di annunziarmi l'intenzione di far testamento? Mancano notai al suo paese? E' vero: lui abita in campagna; ma potrebbe risparmiarsi il viaggio fino a qui; alla sua età è sempre uno scomodo anche viaggiare in prima classe o in sliping-car. Dunque c'è una nascosta ragione che lo fa muovere, che lo spinge a preavvisarmi: — Vengo per fare testamento; trovami un notaio onesto. — Per me, signorina, tutti i notai sono onesti, se devono ricevere un testamento in mio favore. Che onestà occorre per questo? Si detta il testamento davanti ai testimoni, si legge, si firma, e tutto è finito. E' olografo? Si consegna in busta chiusa con cinque o più suggelli... Busta? No; un foglio di carta bollata. Mi sono informato bene.... Testatore, testimoni, notaio firmano l'involucro... e tutto è finito. Solamente, in questo caso, non si sa quel che il testatore ha scritto. E' seccante. Chi sa che diamine ha combinato?
E' una stupidaggine supporre che lo zio Tommaso voglia farsi beffa di me. Gli ho mai chiesto qualche cosa? Ho sempre detto soltanto, tra me e me, e non può essergli giunto all'orecchio: — Quel maiale dello zio Tommaso! — Esclamazione scherzosa, che lo avrebbe fatto sorridere se avesse potuto udirla. Per fortuna quel che si pensa rimane dentro di noi, e la parola può dire una cosa e l'altra parola, quella che ci parla sottovoce nella testa, dire, nello stesso momento, precisamente l'opposto.
Così, ora, se Marco Tanzi, quel gran seccatore, mi domanderà... — Figurati! — gli risponderò. Io penso alla signorina Viola come alla figlia del Gran Turco! — E intanto avrò lavorato sott'acqua, avrò fatta la mia brava dichiarazione, poi la mia solenne richiesta al babbo, e una mattina... Peggio di uno schiaffo! Peggio di un pugno su la bocca dello stomaco! E Tanzi dovrà star zitto, se non vorrà far ridere la gente. Non c'è persona più ridicola di un pretendente che si vede levato, per modo di dire, il boccone di bocca, e rimane a bocca aperta! Eh? Eh? —
Quasi una settimana di soliloqui, interrotti, ripresi, alla passeggiata, a colazione, a desinare in quel cantuccio appartato della trattoria dove faceva pensione, e nella camera mobiliata a un terzo piano, ch'egli si compiaceva di chiamare il suo nido; la mattina lavandosi, pettinandosi, spazzolando il vestito prima di avviarsi all'ufficio; la sera, fumando la pipa affacciato alla finestra, preparandosi ad andare a letto, e, infine, a letto, al buio, rivoltandosi da un fianco all'altro perchè si addormentava con qualche difficoltà, con tanti soliloqui da smaltire.
— E lo zio Tommaso che fa? Si è pentito? Non si degna neppure di avvisarmi che ha rimesso il viaggio a un altro giorno, a un'altra settimana, a un altro mese! Intanto...
Intanto, quell'acqua cheta di Marco Tanzi, zitto zitto, senza che Bicci si accorgesse di niente, aveva lavorato, lavorato: era entrato nelle grazie della signorina Viola, aveva fatto la richiesta al suo babbo che, non scorgendo nulla di meglio in vista, non si era fatto pregare molto. Le nozze erano già stabilite alla chetichella, quando un indiscreto disse al Bicci:
— Tanzi sposa la signorina Viola!