Come mi addormenterò per l'altro sogno? Ho voluto averne un'idea, e mi son fatto fotografare da morto, col capo abbandonato sui cuscini, cogli occhi stravolti e la bocca semiaperta. Non ho, per dire il vero, un viso proprio da morto, scarno, abbattuto dalla malattia; ma chi mi assicura che dovrò averlo a questo modo? Si può morire improvvisamente, col fior della salute in viso.... Voi mi avete sgridato per quel ritratto, quand'ebbi la infelice idea di mandarvene una copia: vi parve una fanciullaggine, una stramberia, una posa: ne aveste paura e ribrezzo.... Ecco che cosa vuol dire il trovarvi in mezzo al gran turbine della vita, attratta, trascinata, portata via irresistibilmente dalle circostanze esteriori e dalle sensazioni, per quanto voi facciate una vita modesta, ritirata, da santa, oh lo so! Per ciò voi anche mi credete rimpicciolito, rincontadinito, rinselvatichito, e non volete persuadervi che io, tra i boschi di olivi, di mandorli, e i filari di viti e di fichi d'India, non faccia il satiro, il fauno colle rubiconde e brune ninfe dei dintorni, quando scendono, coll'anfora al fianco, alla fontana. Un Giorgio *** sognatore, fantasticatore! Vi sembra cosa impossibile. Eppure è così. Le ninfe e i fauni invece mi ridono sotto il naso e si baciano e si abbracciano tra le siepi, sotto gli alberi, per le viottole ombrate di pioppi, senza punto curarsi di me, che li spio col cannocchiale, non terzo incomodo, ma terzo non visto fra loro. Indiscreto! direte voi. E indiscreto sia! Ma io mi ci diverto, come poco fa, quando quei due si presero per le mani, lei rossa come un melogranato, lui nero più del pepe, con corti occhi che se la mangiavano; e poi, così presi, cominciarono a dondolarsi, sorridendo stupidamente senza dirsi nulla; e poi lei gli diede uno spintone e lui un bel pugno di risposta, e poi si afferrarono, come per una lotta — lei ridendo forte, lui serio quasi inferocito — e cascarono tutte e due per terra, dietro la siepe... Son rimasto male, sapete!

Il cannocchiale e le vostre lettere: ecco, diciamo così, i due fili che ancora mi attaccano al mondo. Oh le vostre lettere, le vostre deliziosissime lettere, il vostro caro bavardage! Non me le fate desiderare. Le leggo in giardino, tra le rose e i gelsomini, sotto gli aranci in fiore, e il vostro profumo di elitropio non si lascia vincere da quello, acutissimo, della zàgara. Via, cara amica, insuperbitevi; sappiate che Giorgio il solitario le rilegge.

. . . . . . . . . .

G.

***

28 maggio 1887.

. . . . . . . . . .

Scommetto che voi non avete mai visto in vita vostra un'alba, nè un'aurora! Non le avevo più rivedute neppur io da gran tempo; ed ora non so saziarmene e me ne inebrio come un antico arya degli altipiani dell'Asia. Son tornato alla villa con le scarpe bagnate di rugiada, col viso rinfrescato dall'aria mattutina, con qualcosa dentro di me che non so esprimervi — un senso di sollievo, di leggerezza, di assottigliamento di tutto il corpo — con un sentimento di serenità, di pace, d'intima relazione tra me e tutte le cose vegetanti e viventi; invasato di luce, di suoni, di sorrisi, d'allegria!

Quando mi affacciai sull'uscio, andando fuori, tutta la vallata dormiva ancora. Sui colli di Doguara luceva, splendidissima, Venere (la stella dicono i contadini, quasi non ce ne sia altra nel cielo veramente degna di tal nome). Non un alito; non un rumore. Sapete voi che gli alberi dormono e che prendono nell'oscurità notturna un atteggiamento speciale? L'aria stessa dorme, o par che dorma, talvolta. Poi, quasi tutto a un tratto — è un'impressione stranissima — un fremito lieve lieve passa via via, si diffonde attorno, cessa, riprende, ai primi barlumi dell'alba, un che di misterioso, di sacro. Voi avreste certamente paura; di che? Di qualcosa che par che fugga lestamente, quasi abbia fretta di nascondersi; di esseri invisibili che amano le tenebre notturne e vivono, per così dire, di buio..... A quei certi fruscìi leggieri, a quei movimenti appena percettibili, qua e là, fra gli alberi, fra le siepi, fra le macchie, provo dei brividi anch'io; ma sono lieto di provarli.