È un'allucinazione della mia fantasia?... È una realtà?... C'è proprio la solitudine, il deserto nell'aria attorno? O avevan ragione i popoli primitivi, con l'intuito che gli ha fatto intravedere tante conquiste della scienza migliaia di secoli prima, allorchè popolavano l'aria di esseri invisibili ai nostri sensi imperfetti? E se esistessero davvero queste creature migliori di noi, con organismi formati di sostanze più semplici dell'aria, di soffio (pneuma)... questi esseri spirituali, come siamo arrivati a dire noi senza saper formarcene un'idea?...
Vedete? Si diventa addirittura un uomo primitivo godendo la campagna a questo modo.
E di mano in mano che la luce si diffonde d'attorno, di mano in mano che i colori, le cose, gli animali si destano con ancora addosso una certa pesantezza del sonno interrotto, con un languore voluttuoso e una indolenza gentile, il passo si arresta. Si sta a osservare, a origliare. Si vorrebbe intendere il linguaggio di quei mormorii sommessi, di quei bisbigli, di quei trepidamenti di foglie e di fronde, di quegli appelli vicini, lontani, che guizzano per l'aria fresca; di quei gridi e canti di uccelli che chiamano e rispondono. E allora si ripercuote involontariamente nel cuore agitato e commosso l'antico inno sacro:
— Aurora, figlia del cielo, tu che arrivi giovane, cinta d'un velo scintillante, regina d'ogni terrestre tesoro, vieni, vieni! Rianima ogni cosa vivente, vivifica ogni cosa morta!
Voi che sapete tutto, che avete letto tanto, conoscete qualcosa di più bello, di più elevato, di più sano di questo inno? Io lo ripeto ogni mattina, in cima al colle, con le braccia sacerdotalmente aperte e il viso in alto... E le strofe che sieguono così piene di dolce tristezza! E il gran grido di sveglia che scoppia immediatamente dopo, quasi squillante!
— Son già morti quelli che videro lo splendore delle Aurore passate; morremo anche noi, noi che vediamo quest'Aurora; morranno anch'essi quelli che vedranno le Aurore future!
Ma essa, che brillò splendida nel passato, rischiara con uguale magnificenza il mondo presente; così risplenderà nel futuro, sempre giovane, sempre immortale, raggiante di nuova bellezza!
Su! Su, lo spirito vitale è arrivato! La tenebra fugge, la luce s'avanza. Su! su, riprendiamo il lavoro, il lavoro che crea la vita!
Come vi compiango! Mentre, poco fa, stavo lassù e i primi raggi del sole m'inondavano di un benefico lavacro, voi, povera Amica, dormivate penosamente nella vostra camera, respirando un'aria grave, pregna di tutte le cattive esalazioni dello sciame umano stipato in cotesto alveare chiamato città!
E vorreste che i vostri nervi stessero a posto? Che la vostra intelligenza non avesse le tenebrose intermittenze di cui vi lagnate a ragione? Che malsani eccitamenti, che mostruose voglie di raffinatezze più mostruose non venissero ad accasciarvi?