In che modo mi son trasformato? In che modo son diventato quasi l'opposto? C'è tra il Giorgio *** di oggi, tormentato dalla smania dell'ignoto spirituale, sazio delle minuscole sensazioni dell'arte, stanco e quasi nauseato di tant'altre sensazioni; c'è fra questo e quel Giorgio di allora relazione alcuna? Se non avessi la coscienza della mia identità, direi recisamente di no. E il graduale, o interrotto, o subitaneo cambiamento (è dovuto accadere in tutti e tre i modi, secondo le circostanze e le facoltà nelle quali ha avuto luogo) si è svolto dentro di me! Ed io ne sono stato attore e spettatore in una, continuamente, e consapevolmente in parte! Eppure non so più rintracciarmi, non so più come tornare addietro seguendo il cammino percorso, dove tutto è mutato o sossopra. Il lavoro lento, quasi invisibile dei minuti avvenimenti, delle minute sensazioni, delle minuscole idee, sfugge affatto alla mia analisi. Quel mio mondo di trent'anni fa è già così remoto, e tanto diverso, che in certi momenti debbo fare un gran sforzo soltanto per interessarmene. Lievi figure e bizzarre; apparizioni gentili; mirabili paesaggi illuminati da un bel sole di primavera: sorrisi di verde per le campagne; sorrisi di azzurro pel cielo limpidissimo; echi di voci affievolite dalla distanza, che non fanno vibrare nei miei nervi nessuna commozione profonda: sprazzi, brani di esistenza; visioni di scene staccate; e, in fondo, un triste ribrezzo di cose morte, più che un compianto o un rimpianto; non mi rimane altro, cara Amica, di tant'anni di vita!

G.

***

2 settembre 1887

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Voi allargando la tesi, mi avete scritto: Quest'incessante divenire della verità mi fa rabbia; non si ha certezza di niente! Perchè mai vorreste voi esser certa di qualcosa? Per viver tranquilla? Illusione: la certezza vi ucciderebbe. Voi morreste presto di noia, voi che ora non vi annoiate mai col vostro incessante tramenìo. — Non si ha più certezza di niente! — Ecco il bello!

Mettiamo un po' ch'io già fossi innamorato di voi. È un'ipotesi. Infine, non è proprio impossibile che un giorno o l'altro, contro ogni mia previsione, io non abbia a innamorarmi di voi, così bella, così buona, così spirituale e libera liberissima di lasciarvi amare e di amarmi. Se riflettiamo, la cosa è, forse, soltanto un tantino difficile; abbiamo cominciato allo inverso, da dove avremmo dovuto terminare: ci siamo voluti bene prima di amarci, e, sorpassato un grado dell'evoluzione ordinaria dell'affetto tra uomo e donna, non è punto agevole tornare addietro. Ma, poichè si tratta di un'ipotesi, lasciatemi continuare. Mettiamo che io già fossi innamorato di voi. Che direste voi, innanzi tutto, vedendomi tranquillo, soddisfatto? Per lo meno, che sono un fatuo. E avreste ragione. Ma io, credetemi, mi reputerei un infelice, dubiterei del mio stesso amore o non saprei mica che cosa più farmene, se dovessi vivere tranquillo e soddisfatto, se dovessi dormir sicuro di esser sempre riamato.

Non temere, non sospettare, non rodersi di ansietà o di dispetto; non esser pronto a commettere un eroismo o una viltà per cercar di riafferrare un possesso in via di sfuggirmi di mano; non lottare, non vincere, non sentire anche l'abbattimento e la disperazione d'una momentanea o definitiva disfatta... Eh, via! In questo caso perchè diamine amare? Badate: io parlo dell'amore come lo abbiamo oramai ridotto noialtri gente civile, cioè, dell'amore raffinato, stavo per dire snaturato, complesso di sentimenti e di sensazioni affatto autonomo, che non ha altro scopo fuor di sè stesso; specie di opera d'arte che non si scrive, che non si dipinge, che non si scolpisce, che non si mette in musica, cioè — qualcosa d'infinitamente meglio — opera d'arte vissuta. Per la Natura, l'amore è la prima fase, rapidissima, dell'inesauribile riproduzione degli esseri; nient'altro: si ricomincia finchè ce n'è... Fi donc!

Non si ha più certezza di niente! — Ma sì, ma sì, cara Amica; nell'arte, nella politica, nella scienza, nella religione, va benissimo, più non si ha certezza di niente: ieri l'altro classici, ieri romantici, oggi naturalisti o realisti, come barbaramente si dice; ieri repubblicani all'antica, mezzi ateniesi o spartani e mezzi romani, oggi monarchici costituzionali; domani che cosa? Ieri sensisti, ontologi, psicologi, idealisti, positivisti, oggi mezzi scettici, mezzi positivi, con una punta di pessimismo. Domani? Vattelapesca. Ieri cattolici, poi protestanti, poi volteriani, poi deisti, poi spiritisti, oggi... un po' di tutto. Domani? Religiosi, senza dubbio, ma di quale religione? Chi lo sa! Vi si confonde il cervello, povera amica. Ma di tutte queste forme passeggiere del sentimento, dell'arte, della scienza, della religione, se molte spariscono quasi senza lasciar traccia, parecchie perdurano; gli strati di varie forme si accumulano, si innestano, s'immedesimano tra loro e costituiscono il carcame, l'ossatura della forma vitale che, via via, di fuori, va continuamente mutandosi.