Gran bella cosa la scienza! Come spoglia da ogni forma fantastica i fenomeni, a prima vista, meno esplicabili!
Allora, si capisce, lo schianto dell'armadietto mi parve una sciocchezza. Quale è mai quell'armadio che di tanto in tanto non ischianti?
Dileguato il mistero, passato il primo movimento di quella mia soddisfazione chiamiamola pure scientifica (non costa nulla), io — così savio e ragionevole e scettico come voi mi sapete — sentii però un vero rimorso di quella stupida inchiesta, chiamiamola pure scientifica (non costa nulla). Mi parve di aver così ucciso dentro di me il germoglio d'un bel fiore. E non saprei spiegarvi perchè mi venisse in mente proprio quest'immagine; giacchè essa non era un'idea astratta, una metafora, ma una visione reale. Rosso, dai petali vellutati, chiazzati di nero e di giallo, dai pistilli di oro altieramente rizzantisi dal seno profondo del calice, quel fiore non apparteneva probabilmente a nessuna flora esistente, magnifico ibridismo prodotto lì per lì dalla immaginazione e che l'arte potrà ridurre domani realtà vegetante e fragrante; io lo vedevo qual esso sarebbe stato, se non avessi già ucciso in germe quella impressione che m'avea dato, per un istante, la illusione della presenza di un essere invisibile, di voi, venuta in ispirito a visitarmi dalla vostra incantata marina.
Permettetemi di credere che quel fiore fosse, come avrebbe detto lo Swedenborg, una corrispondenza spirituale del bel fiore umano che è il vostro corpo. Non vi adombrate: è la sola galanteria che mi permetterò in questa lettera.
Sono fatto così, gentile Amica; amo il mistero; anche quando esso non sia veramente tale, ma una semplice illusione. Sapendomi circondato da tanti e tanti inesplicabilissimi fatti, sopra, sotto, dattorno, uno di più — anche illusorio — non mi fa punto specie: massime se risulta da esso un benefico effetto. Se, nel momento che provai quella sensazione e il foglio scivolò e l'armadietto schiantò, mi fossi lasciato prendere dalla incipiente illusione, non sarebbe stato una delizia?
E se non era illusione?
Che bella cosa poter fare gli onori di casa a un essere invisibile! Vi avrei pregato di manifestarvi meglio, in qualunque modo: e se vi fosse piaciuto di convincermi che la famosa materializzazione degli spiriti (la parola è brutta, ma il fatto sarebbe stupendo davvero) la materializzazione, di cui parlano gli spiritisti americani, non è una fandonia di allucinati, io vi avrei baciate tutte e due le mani ed anche i piedi, dopo avervi tolto, riverentemente, le babbucce ricamate che portate per casa; voi, spero, da spirito, avreste avuto lo spirito di lasciarmi fare.
Lo so, con la vostra spietata malizia, direte che la solitudine comincia a rammollirmi il cervello, visto che posso scrivervi simili grullerie. No, gentile Amica. Voglio avere il coraggio di affermare che bisogna smettere il cattivo vezzo di giudicare grullerie tutte le cose che non possiamo spiegarci. Che ne sappiamo noi? Conosciamo così addentro, fin a una, le leggi di quest'universo, da poter sentenziare addirittura che certi fatti sono grullerie? Purtroppo noialtri animali ragionevoli facciamo ordinariamente così; trinciamo sentenze. Per buona fortuna, esse non sono credute inappellabili neppur da noi stessi. Ah, se si facesse il catalogo di tutte quelle cassate con lodevole disinvoltura dal medesimo tribunale della scienza, da cui erano state tanto solennemente pronunziate! Si riempirebbero parecchi volumi in foglio.
E poi, persuadetevene, la solitudine campestre non rammollisce il cervello, quando si ha tanto materiale (libri d'ogni sorta) da nutrirlo e fortificarlo. Essa è anzi un efficacissimo mezzo di sbarazzarsi di parecchi ingombri sociali. Vorrei che voi vi provaste qualche volta a discutere, come accade spesso a me, faccia a faccia con la Natura. Gli alberi, i fiori, le roccie, le acque, gli uccelli, gli animali grandi e piccini, i vari aspetti delle cose al mutar della luce, il silenzio, i rumori, hanno un particolar modo di ragionare che vale, ve lo giuro, per lo meno quanto il nostro. L'anima delle cose è forse dissimile dalla nostra? Lo spirito delle cose non è forse lo spirito umano rimasto chiuso, velato, circoscritto nelle forme vegetative ed animali che noi affettiamo di credere così lontane da noi? Questo oramai comincia a dircelo la scienza, ed è consolante.
Guardata con tal occhio, la Natura assume un'attraenza piena d'infinita poesia.