La mia vigliaccheria mi suggeriva:

— Non hai tu intrapreso un'opera contraria all'umana natura, tentando di sopprimere dentro di te il sentimento in vantaggio della riflessione? Il sentimento non è una forma del pensiero necessaria quanto l'altra? L'uomo tutto sentimento non ti sembra un essere dimezzato, al pari di quello tutto riflessione?

Parlava il mio linguaggio. E intanto l'immaginazione mi faceva balenare davanti e la vostra testa bruna, e i vostri occhi neri, e il vostro geniale sorriso, il suono dolcissimo della vostra voce, la vostra persona alta e slanciata, quali era riuscita a foggiarseli secondo le indicazioni fornite a spizzico dalle vostre lettere incantatrici. E, intanto, quella medesima riflessione, che avrebbe dovuto garentirmi e difendermi dalle tentazioni del sentimento, mi enumerava i tesori d'affetto nascosti sotto l'apparenza scettica e canzonatrice della vostra parola scritta; mi faceva assaporare anticipatamente tutte le spirituali voluttà della confidenza e dell'abbandono, tutte le carezze immateriali dell'intimità, anzi della fusione di due cuori in uno, intraveduta per la prima volta e a proposito di una donna conosciuta soltanto da quel poco che essa ha voluto farmi sapere di sè, forse per arte, forse per calcolo, (non vi offenda la supposizione) forse nè per l'una, nè per l'altro.

Perchè non dovevo amarvi?

Le soddisfazioni intellettuali della scienza degli uomini e della scienza di Dio, che da più mesi compulsava avidamente, e assiduamente interrogavo, eran tali da farmi perdurare nel mio disegno? C'era meno vacuità nella mia dottrina, o meno incertezza nelle mie convinzioni? Avevo qualche lontana speranza che la mia gran sete di verità avrebbe finalmente trovato la limpida e ricca fonte a cui dissetare le aride labbra?

Perchè non dovevo amarvi?

Già era inutile domandarmi perchè non dovevo; vi amavo, era cosa fatta. E c'era qualcosa di più: mi sentivo riamato. Rileggevo tutte le vostre lettere, e da ogni riga di esse me ne scoppiava evidentissima, luminosissima la prova. Oh, sì, il vostro epistolare intervento nella mia solitudine era stato provvidenziale! Voi sapevate di me quel po' che può carpirsi dai non copiosi libri di uno scrittore; io sapevo di voi quel po' che le vostre lettere avevano potuto rivelarmi. Eppure mai, come in quel momento, la teorica platoniana delle anime sorelle, che si rincorrono e si ricercano a traverso la vita e lo spazio, m'era parsa tanto vera e certa: ero convinto che la forza attrattiva delle anime nostre aveva superato ogni ostacolo. Poteva mai essere accidentale il futile pretesto di chiedere schiarimenti e consigli a una persona conosciuta soltanto per la lettura dei suoi libri? Poteva mai essere accidentale l'infrazione da me fatta alla legge, impostami volontariamente in questa solitudine, d'interrompere ogni relazione coi miei simili, per votarmi all'unico eccelso studio delle scienze umane e divine?

E la deliziosa stagione contribuiva a rinfocolare la straordinaria effervescenza del mio cuore. Giornate di autunno più splendide assai delle più splendide giornate di primavera; tepori snervanti; dolcezze di tinte nel cielo e nella terra, carezzevoli e suggestive in supremo grado; da per tutta la campagna qualcosa di agitato, di commosso, di sorridente con malinconica tenerezza; l'opera dell'uomo, tra le vigne opulente e tra gli ulivi, si diffondeva con serena allegria come un inno di ringraziamento alla gran Madre Terra per quegli ultimi bagliori di vegetazione e di fioritura.

Ero oppresso da tanta dolcezza, non potevo sopportarla da solo; sentivo che mi eravate necessaria pel compimento di me stesso; e vi benedicevo di essermi penetrata così di traforo nel cuore, a dispetto dell'uscio tenuto chiuso, a dispetto della persuasione che la donna sia la negazione dello Spirito, o, per lo meno, la sua più grande nemica.

E lassù, sulla collina, tra gli ulivi, in mezzo all'erba dorata dal sole meridiano, mite e benigno come un bacio, risolsi: — Partirò! Andrò da lei! E tornerò di nuovo qui, ma con lei. Ella sarà la fata del luogo!