— Scriverà una romanza per me? Da cantarla io e nessun'altra? — gli disse un giorno Cornelia.
— Ben volentieri, signorina; vorrei poter fare un capolavoro!
— Lo farà, ne sono certa.
E questo desiderio, espresso con tanta carezza nella voce e tanto scintillìo di sorriso negli occhi, gli era parso, quasi, un tacito fidanzamento.
— Sono matto? — tentava di riflettere.
Ma l'amor proprio gli annebbiava il cervello.
— Accadrà uno scandalo! Colei commetterà qualche pazzia!
Si desolava ripensando le assurde proposte di fuga, di rifugio in qualche città straniera, che Paolina gli veniva facendo da qualche tempo in qua. La sua dote, tutta in cartelle dello Stato, non poteva toccargliela nessuno. Suo marito, è vero, in un momento di urgenza, aveva ottenuto da lei il consenso di adoprarla per le sue vaste speculazioni ferroviarie... Ma gli affari andavano bene. Certamente egli aveva pensato a guarantirla... Anche senza la sua dote però essi avrebbero potuto vivere comodamente, lei lavorando da sarta, lui dando lezioni, o, meglio, conducendo a fine la sua Venere infernale.
— Ah! La mia Venere infernale è proprio lei! — esclamava Fausto disperatamente.
E perchè doveva egli rassegnarsi? L'aveva forse sedotta? No, anzi era stato avviluppato, stregato lui!