— Dovresti lasciarmi più libero in questi giorni.
— Non è vero che tu voglia lavorare! — gli gridò in faccia, indignata, la signora Ghedini — Oh, Fausto!
E continuò, con accento di dolore e di rimprovero, parlando affrettatamente, a voce bassa:
— Vedi come mi hai ridotta? Non mi riconosco. Perchè mi fai soffrire? Che male ti ho fatto? Fin mio marito, che ha tante cose per la testa, fin mio marito si è accorto che non sono più quella di prima. Mi crede ammalata; vorrebbe che io consultassi un dottore.
— Ricominci?
— Bada, Fausto, bada! Mi conosci male, se ti figuri che io possa sopportare in pace un tradimento. L'abbandono, sì, lo sopporterei; ne morrei, forse, e sarebbe finita. Ma un tradimento, no! Sei tornato dalle Merlacchi, e mi avevi giurato che non ci saresti andato più! Sono loro, la madre o la figlia, o tutt'e due — quella mamma è capace di tutto! — sono loro che tentano di rubarmiti. Bada, Fausto! Bada!
Glielo ripeteva con labbra frementi. E gli occhi le lampeggiavano; e tutta la persona, scossa da tremito, trambasciava, mentre le lagrime cominciavano a scenderle silenziose lungo le gote coperte d'improvviso pallore.
— Ah! — urlò Fausto, prendendo con furia il cappello, sfuggendo dalle mani della signora Ghedini che tentava di trattenerlo.
— Ho avuto torto! Fausto, perdonami! — ella balbettava supplicando.
Ma Fausto era già uscito di casa, sbatacchiando l'uscio villanamente.