— A te! Ecco qui, spaventevole crescendo, tutti i morbi della terra!

Prendeva tre, quattro tubi per volta, e glieli faceva osservare dando particolareggiate spiegazioni, scherzando intorno alla pericolosa materia:

— Pei toni minori, i baccilli dell'erisipela, della difterite, della tisi!

E rideva.

— Pei toni acuti, i baccilli del tifo, del colera, dell'edema maligno... Ah! Ah!... dico bene? Scusa, tieni un po'; non aver paura! Bisogna rimetterli attentamente, ognuno al loro posto, per non confonderli.... E questi qui, finalmente, pei toni bassi: sono i baccilli del tetano e del carbonchio.... Hai già tutta l'orchestra....

E, voltandogli le spalle, non si accorse di Fausto che, in mezzo all'usciolino, si cacciava lestamente in tasca uno dei tubi affidatigli.

V.

— In tre o quattro giorni! — aveva detto Anguilleri.

E da tre giorni Fausto spiava con ansia la sua vittima, mostrandosi buono, indulgente; meravigliandola con la insperata mutazione; invitandola a visitarlo più spesso.