La signora Aurelia levatasi premurosamente da sedere, si chinò su la malata, che mormorava:

— Sta zitta!... Non posso sentir parlare! Scusa!

E richiuse gli occhi.

Renzo sedette su la seggiola vuota in faccia alla signora Aurelia. La incerta luce che spandeva attorno la lampada coperta dalla ventola di seta azzurra, il silenzio soltanto interrotto dai brevi colpetti di tosse del signor Franzeri, e quel letto bianco dove la malata, con gli occhi chiusi e le labbra smorte, pareva sul punto di spirar l'ultimo fiato, producevano su l'animo di Renzo Frioli tale opprimente impressione ch'egli si sentiva mancare il respiro.

Rammentava, come sogno lontano, le prime settimane del suo fidanzamento. Lidia, infreddata, aveva dovuto mettersi a letto: e in quella stessa cameretta, seduto nel posto dove ora stava la signora Aurelia, avea passato ore e giornate deliziosissime preso da allegra parlantina che le risa di Lidia eccitavano maggiormente.... Lidia gli aveva rammentato spesse volte quelle giornate, quelle serate d'inverno, col vento che urlava fuori, con la pioggia che scrosciava sui vetri della finestra, mentre la cameretta risuonava della loro allegra conversazione e lei, rannicchiata sotto le gravi coperte, benediceva quasi la infreddatura che le permetteva di star calda calda, a quel rigido tempaccio... Era così freddolosa!.... E rideva.

Renzo aveva davanti agli occhi le belle labbra rosee di allora, gli occhi vivacissimi che gli dicevano tante e tante affettuosissime cose: labbra ora scolorite e mute, occhi ora chiusi quasi spenti... E quell'esile corpicino! Allora inquieto, sobbalzante dalle scosse delle larghe risate, ed ora stirato, immobile, sotto le coperte, come di morta....

E — gli pareva — da un giorno all'altro! Quella lieta felicità, dalle prime settimane era durata sempre uguale fino alla settimana scorsa... No, c'era stata una nuvola passeggiera, un'ombra tra loro... Lidia aveva saputo qualcosa della relazione di Renzo con la Candian, vedova d'un dottore veneziano... Renzo non aveva potuto negare; la cosa era troppo nota... Ma aveva giurato a Lidia che da un pezzo essi non si vedevano più, e che la Candian stava per sposare un alto impiegato del ministero della Guerra.

Lidia si era rassicurata. Ora Renzo avea rimorso di aver mentito alla buona creatura che gli voleva tanto bene. Non già che tra la Candian e lui durasse tuttavia la passione che aveva buttato l'una tra le braccia dell'altro con impeto quasi selvaggio...

Dopo tre anni, ella aveva riflettuto intorno alla sua situazione nella società; egli si era accorto che la sua amante aveva quattro o cinque anni più di lui. Nè l'uno nè l'altra avevano mai fatto parola di questo: ma la loro relazione non viveva più d'amore; sopravviveva all'amore. Maggiormente staccato lui, Renzo, che intanto non voleva farglielo capire, per fiacchezza d'animo, per delicatezza forse anche... In quegli ultimi mesi, intanto, era avvenuto nella Candian un ravvivamento inaspettato. Renzo, con l'animo già pieno del nuovo amore, per Lidia, ch'egli corteggiava da qualche tempo (senza però dichiararsi, a fine di scovrir terreno e aver la certezza di non essere sgradito) aveva sentito da prima gran fastidio di quell'improvviso rinfocolamento; poi si era lasciato vincere dalla pietà, precisamente quando egli era sul punto di far capire alla Candian che le circostanze sociali lo costringevano a dare un altro indirizzo alla sua vita... Così egli si era trovato alla fine tra due fuochi. Alla Candian non avea più detto niente del fidanzamento con Lidia, rimettendo la cosa da un giorno all'altro, e a Lidia....

— Oh Dio! Oh, Dio!