Ed egli si era scusato, e aveva atteso invano una risposta. Poi era scappato via, per Firenze, con la scusa di un affare di suo zio, ma veramente per sbalordirsi, per riacquistare tanta forza da dominarsi e poter affrontare la dolorosa scena di quella spiegazione che doveva decidere del loro avvenire.
Ed eccolo lì, in attesa della sua sentenza, con l'animo straziato dallo spettacolo di quella malata... ah, non malata ma assassinata, povera creatura! E l'assassino era lui!
— Franzeri, tu caschi dal sonno! — disse la signora Aurelia al marito.
— No; questa luce mi affatica gli occhi e perciò li tengo chiusi.
— Che! Va' a dormire. Fai cerimonie con Renzo?
— Buona notte, dunque! — disse il signor Franzeri, rassegnandosi facilmente ad andare a letto. — Non la svegliare — soggiunse alla moglie, indicando la malata.
E andò via, ciondolando quasi barcollasse.
Renzo fece un movimento. Lidia, aperti gli occhi, li aveva subito richiusi. Dunque non dormiva; dunque non li teneva chiusi per stanchezza, ma per non veder lui!
Aveva ragione, povera creatura! E già stava per alzarsi e accomiatarsi, quando la signora Aurelia gli domandò:
— L'affare di tuo zio è andato bene?