— Oh! Enrico! — ella singhiozzò, appena scorse le prime righe.
E scoppiò in un gran pianto.
— Bambina!
Egli le stringeva la vita affettuosamente, commosso di quel che gli pareva eccessivo slancio di gratitudine per quel desiderio soddisfatto con la compra di un villino a mezzo chilometro dalla città.
— È il mio sogno! — ella aveva detto più volte.
— Via! via! — soggiunse Enrico in tono scherzevole. — Se dovessi vederti ricevere a questo modo ogni mio regaluccio, mi passerebbe subito qualunque voglia di fartene. Quando piangi, i tuoi occhi non sono belli, sai?
Clotilde sentì inaridirsi tutt'a un tratto le lagrime, e non già perchè Enrico le aveva detto che col pianto le si imbruttivano gli occhi. L'enormità della colpa le appariva più evidente in faccia a quell'uomo che non sospettava neppure, che non poteva sospettare. Ah! Perchè non aveva mai sospettato? Perchè non aveva mai diffidato di lei? Perchè, invece di avvertirla fiaccamente, non le aveva imposto di romperla con quelle amiche che le avevano destato in seno la curiosità del male? Non spettava a lui, più savio, più forte, più pratico della vita, garantirla e difenderla? Ed egli, imprudente, l'aveva abbandonata a sè stessa: s'era fidato.
Abbrividì, vedendo che già accusava la bontà di quell'uomo.
— Come mi vuoi bene! — esclamò.
Gli cinse le braccia attorno al collo e lo baciò, ma in un modo quasi rabbioso, tanto che Enrico fu spinto a domandarle: