— Andiamo su la terrazza. L'aria libera ti farà bene; saluteremo da lontano la tua villetta, il tuo sogno.
Lo seguì macchinalmente: e nel salire la scaletta a chiocciola che conduceva lassù, sentiva offuscarsi la ragione.
Non si era espressa chiaramente? Lo sciagurato non le credeva dunque? Non le credeva!
Ella non avea previsto questo caso! Ma era naturale, era ragionevole. Al posto di Enrico, non avrebbe creduto neppur lei!
Dall'alto della terrazza, in fondo a quella fuga di tetti, di comignoli, di cupole, di campanili, la campagna verdeggiava splendida sotto il sole primaverile: e laggiù laggiù, tra un ciuffo di alberi, piccina, quasi macchietta di biacca nel verde d'un quadro, la villetta, il sogno di lei, biancheggiava come una perla, e l'indice della mano di Enrico, additandola, sembrava la toccasse delicatamente.
— Eccola! È tua!
— Ammazzami!... Non mi credi dunque? — ella balbettò, afferrandogli la mano e stringendogliela forte.
Enrico la guardò stupìto.
— È uno scherzo sconveniente! Arrossiscine! Sei ammattita? — la sgridò severo.
— Ah! Dovrai credermi! — rispose.