E prima che suo marito potesse indovinare la trista intenzione, saltata la bassa ringhiera della terrazza, si slanciava nel vuoto.
Egli la vide capovolgere e sparire, strozzato dal terrore, impietrito, con le mani tra i capelli e l'orecchio intento al tonfo di quel corpo che andava a sfragellarsi sul selciato della via!
E appena comprese che sua moglie gli aveva rivelato la verità con quell': — Ammazzami! Ammazzami! — tese i pugni convulsi! Una sconcia parola gli era salita alle labbra, ma non potè pronunziarla...
— Clotilde! Clotilde! — balbettò.
E nei singhiozzi che gli impedivano di gridare, e nell'angosciosa furia, con cui egli precipitava giù per la scaletta, accorrendo, si capiva che una parola più degna e più giusta gli tremava, misero! nel cuore.
OFELIA
— Segga — disse il delegato di pubblica sicurezza. — Abbia pazienza un momentino, il tempo di rileggere e firmare queste carte.
Colui rimase in piedi, mantrugiando con una mano la falda del cappello di feltro grigio, passando replicatamente l'altra su la fronte umida di sudorino diaccio, chiudendo gli occhi di tanto in tanto, a ogni brivido acuto che gli scorreva per tutta la persona. Guardava impaziente il delegato, il quale seguiva con lieve movimento del capo lo scritto dei fogli spiegati sul tavolino, facendovi ora correzioni di punteggiatura, ora lunghi freghi sopra cui tornava a scrivere lentamente invadendo anche i margini con la grossa calligrafia.
— Segga — replicò il delegato alzando la testa dopo aver firmato e raccolto i fogli. — In che cosa posso servirla?