Ora mi sembrava di rifar solo solo quella strada lungo la sponda deserta del fiume, con gli occhi alla torre, alla chiesuola, agli alberi in vetta della collina e all'acqua che gorgogliava torbida scorrendo; e la terra, la chiesuola, gli alberi, l'acqua gorgogliante, il verde della campagna, e il sole divino non mi dicevano più niente, non penetravano dentro di me come in quel giorno! Ed io distoglievo lo sguardo da loro, volavo col pensiero a una stanza, a un angolo di casa dove non sapevo più ritrovare lei e niente di quel che la circondava e che pareva impregnato del suo profumo: nè il tavolino da lavoro, nè la poltrona su cui ella soleva sedere accanto a me, nè il pianoforte da lei raramente sonato e soltanto per me, interpetrando un difficile pezzo di musica che lei era riuscita facilmente a farmi intendere perchè ci metteva dentro tanto dell'anima sua, che le note acquistavano una espressione superiore a quella scritta dal musicista.
E l'ultima sera!
Per la strada quasi buia, andavamo frettolosi, sollecitati dal vento che spirava freddissimo. Io, triste per un cupo presentimento dell'animo; lei, tranquilla, lieta, affettuosa più del solito, senza nessun sospetto... Di che poteva sospettare? Ci stringemmo la mano; ed ella sorrise così dolcemente nel dirmi: — Buonanotte! — che io mi rimproverai quella voce che mi gemeva in fondo al cuore, presaga...
Avevo creduto che avrebbe dovuto durare per tutta la vita, eternamente... E volevo chiamarne testimoni quella sponda di fiume, quella torretta, quegli alberi, quel sole di primavera...!
Come se qualcuno all'improvviso mi avesse coperto gli occhi con le mani! Te lo giuro, proprio così! Tutto era sparito; mi destavo da un sogno bruscamente.
Il disegno a carbonella non era più al sole; la stanza da studio era già immersa nella penombra del tramonto... E col sole non era sparita soltanto la visione, ma il senso di essa, la ripercussione interiore, simile a una vampata spentasi senza lasciare neppure una scintilla; forse, un po' di cenere calda, e nient'altro. Non è tristo? Non è sacrilego, è vero?
Io, per risposta, mi misi a zufolare.
Marcello replicò:
— Non è tristo? Non è sacrilego?
Allora, declamando ironicamente, gli dissi: