Zampone però, secondo le male lingue, avrebbe fatto meglio a giustiziare meno paggi e castellane e mettere invece un po' d'ordine nella propria famiglia, dove, se non un giustiziero a quel modo (sarebbe stato un po' troppo; i tempi sono mutati e la civiltà ci ha resi più benigni), occorreva almeno un marito che aprisse un po' gli occhi e frenasse le pazzie della signora! C'erano due belle figliuole e non era giusto che avessero sotto gli occhi il perenne scandalo della genitrice!

Di che si mescolavano le male lingue? Se il marito non si accorgeva di nulla, voleva dire che tutte le storielle spacciate con tanta asseveranza, intorno alle gesta della signora Zamboni, erano invenzioni di fannulloni, di invidiosi, di perversi.

Infatti le figliole crescevano belle e virtuose, ed erano rispettate anche dai più maligni; e se il cattivo esempio della madre non dava i paventati frutti, voleva dire che esso esisteva unicamente nella fantasia di quei signori, i quali insidiavano la pace, la felicità coniugale del cavaliere, forse mirando più allo scrittore, al romanziere che non al marito. Gli sciocchi son fatti così, e la invidia umana prende tante forme per sfogarsi; picchia sul cerchio quando non può picchiare su la botte.

La botte in questo caso era la fama letteraria che circondava il nome del romanziere storico quantunque inedito. Inedito per modo di dire. Giacchè gli amici e le altre persone che frequentavano numerose la casa del cavaliere, chi più chi meno, conoscevano, per le letture ch'egli ne faceva in certe serate invernali, le sue artistiche lucubrazioni narrative; e le avevano applaudite, ammirate, e talvolta discusse, nei punti già accennati, dove la morale prendeva il sopravvento su lo storico, in nome dell'arte.

Quelle serate di lettura erano famose nella città.

Il cavaliere in tali circostanze largheggiava di rinfreschi, di confetti, di paste, di frutta, secondo le stagioni; e l'ampia stanza della libreria, dove gli uditori si accoglievano, diventava in quelle sere così affollata, che parecchi invitati rimanevano fuori; e si consolavano del dispiacere di dover assistere alla lettura scomodamente, bevendo liquori e mangiando dolci più degli altri.

Le impenitenti male lingue assicuravano che appunto in quelle serate la signora Zamboni spariva nel meglio della lettura; e dietro a lei spariva ora questa ora quell'altra persona che passava per sua favorita di quel momento. La signora Zamboni però aveva tanti e tali oblighi di padrona di casa, che non poteva certamente star ferma su una seggiola ad ascoltare i capitoli succedenti ai capitoli, letti da suo marito ad alta voce, con grandi gesti e con un calore che ravvivava gli effetti delle scene ora liete, ora tristi, ora tragiche, delle tragiche sopra tutte. L'affabilissima signora doveva badare perchè il servizio fosse inappuntabile, sospettando forse e non a torto, che gran parte di quella gente tollerava la lettura solamente in grazia dei rinfreschi. Che cosa mai non può servire di pretesto a chi vuol malignare a ogni costo? Così le buone qualità di diligente padrona di casa della signora Zamboni venivano maliziosamente interpetrate, e la sua particolare cortesia verso qualche amico mutavasi in colpevole ritrovo quasi sotto gli occhi del marito. Son cose che accadono tutti i giorni in questo brutto mondaccio!

Io per me, sto col marito che non si curava affatto delle villane insinuazioni dei detrattori di sua moglie. Il cavaliere, studiando e inventando tanti casi di adulteri amori per descriverli nei propri romanzi, sapeva benissimo che la colpa lascia le sue impronte non solamente su l'animo ma pure sul corpo. Tutte le sue storiche e semistoriche peccatrici deperivano lentamente, imbruttivano, invecchiavano presto, finchè non piombava su loro il veleno, il laccio, o lo stiletto punitore. E la signora Zamboni invece ingrassava, si arrotondava, confermava con bella evidenza, nelle piene forme femminili, la tranquilla innocenza del suo cuore di sposa. Per uno psicologo della forza del cavaliere questa era una riprova, una dimostrazione invincibile della misera insussistenza di tante velenose calunnie sparse attorno a sua moglie. Egli poi aveva ben altro da fare che preoccuparsi di quello che la gente diceva o non diceva, sicuro del fatto suo, imperturbabile, assorto nella degna impresa di dotare la sua città nativa di un nuovo Alessandro Dumas, padre, che, un giorno o l'altro, avrebbe messo fuori la oramai abbastanza numerosa prole dei suoi romanzi, abbraccianti quattro secoli di storia, e l'uno incatenato all'altro con astuzia consumata di narratore... Per ora si contentava di farne assaggiare, di quando in quando, insieme con i liquori e le paste, i capitoli più importanti e più drammatici, quasi a scrutare il possibile successo. E, se doveva giudicare dai risultati, poteva dichiararsi soddisfatto. Bisognava vedere come gli uditori si interessavano, quando il filo degli amori di qualche bella castellana, duchessa, marchesa, principessa e fin regina, cominciava ad aggrovigliarsi.

— Ah! Ah! — Oh! Oh! — Ci siamo! — Ah, cavaliere! — Bravo, cavaliere! — Sta a vedere che gliela fa! — Gliela ha fatta! — Patatrac!

A queste esclamazioni il cavaliere andava in sollucchero, e accennava con la mano che facessero silenzio...