Entrando però nella biblioteca, alla vista dei fogli coperti di polvere e di quella parola rimasta a mezzo, la sua coscienza si fortificava; ed egli riacquistava ogni giorno più la sua buona filosofia di marito che vuol vivere in santa pace, le sue belle illusioni di romanziere a cui faceva gola la fama di Alessandro Dumas, padre; e rileggeva i titoli dei romanzi già belli e terminati, rilegati elegantemente: Il castello neroIl conte di FloridiaUn masnadiere del secolo XIVLa contessa Bianca Floresti, cronaca del secolo XV, e altri cinque o sei, tutti in tre o quattro volumi, col sotto titolo: Fa seguito.... ecc., che legava insieme la grandiosa collana.

E che? Doveva dunque sacrificare quel grande edifizio alle grullerie della gente?

Suo genero, che non si fidava più neppure delle sue spie, voleva coglierlo sul fatto, fargli una scenata, impedirgli (secondo lui, sarebbe stato il colmo dell'imbecillità!) una riconciliazione con la suocera.... e non diceva mai suocera, ma tutt'altro....

E così un bel giorno, potè vedere il cavaliere che, raso di fresco, ben pettinato, vestito come un giovanotto, con un fiore all'occhiello, passeggiava impaziente sotto la casa della moglie, alzando la testa verso i balconi, o sbirciando nell'atrio in attesa di qualcuno; e potè veder uscire dal portone colei che s'era disabituato di chiamar suocera, e potè vederla prendere il braccio del marito e avviarsi con lui, quasi non fosse mai accaduto nulla di male tra loro. Andavano via lesti e allegri; poi scantonavano, ed entrati in una trattoria, si sedevano a tavola al pari di due amanti riconciliati.... Gli pareva di sognare, e si stropicciava gli occhi.

Quella sera la signora Zamboni rientrò sotto il tetto maritale, rosea, fresca e grassoccia più di quando ne era uscita. E la mattina dopo, senza stento, anzi con più felice abbondanza di vena, il romanziere faceva sopraggiungere da Tunisi, liberato dai missionari, il tradito sposo di Ida Insfar y Corylles, il quale infilzava a uno spadone di Toledo (magnificamente descritto) moglie e amante, con gran gusto di lui scrittore e con grandissima soddisfazione della morale oltraggiata!

IL PRIMO MAGGIO DEL DOTTOR PICCOTTINI

Mi pare di vedermelo ancora dinanzi!

Cappellone di feltro nero; abito nero abbottonato fino al mento; scarpe grosse e mazza ruvida e nodosa, girata spesso fra le mani quasi per tentare di allungarla o di assottigliarla; corpo solido, tarchiato, con spalle ampie, torace largo, e gambe un po' curve come quelle di un cavallerizzo; fisonomia aperta, a cui avrebbero dato fallace espressione di ruvidezza la barba grigiastra arruffata, e il naso grosso schiacciato alquanto, senza la dolce espressione dello sguardo e delle labbra che sorridevano spesso sotto i baffi irsuti.

Mi pare di vedermelo ancora dinanzi, e di sentirlo parlare con quella voce strana, arrochita, esitante che udita una volta non si dimenticava più.