Era andata così. Prima di tutto, Torello Marucci aveva trovato la ragazza. Veramente non l'aveva cercata; gli era, si può dire, capitata fra' piedi in un ballo all'Osteria del Galletto dove era stato condotto da un amico. Quella brunotta gli aveva fatto girar subito il cervello; e lì, a metà del ballo, egli si era confidato con l'amico:

— Cristo, com'è bella! La prendo.

Dall'amico, che lo aveva visto bere un po' più del solito, gli era stato risposto ridendo:

— Va bene; aspetta fino a domani.

Ma il giorno appresso, contrariamente a quel che pensava colui, l'amore non era svanito assieme coi fumi del vino.

E la domenica dopo, Torello Marucci si trovava all'Osteria del Galletto, accanto alla brunotta che stava ad ascoltarlo a occhi bassi, torcendo una punta del fazzoletto, seria seria, mentre gli altri ballavano e urlavano e cantavano e battevano le mani.

— Ebbene? — aveva domandato all'ultimo la brunotta.

— Sono socialista!

— Che vuol dire?

— Vuol dire che per me il matrimonio davanti al sindaco e al curato è un'infamia bella e buona. L'amore dev'essere libero. Ci amiamo? E accoppiamoci. Non ci amiamo più? E addio: chi si è visto si è visto. Se però ci vorremo bene, altro che giuramenti davanti al sindaco! Altro che benedizioni del prete! Vi piace, a questo patto?...