— E la zia?... Io non ho babbo, nè mamma: ho una zia...

— Peggio per lei! Ti conduco a casa mia.

Torello, in men di mezz'ora, era passato dal lei al tu, fermandosi un istante sul voi. E con la stessa rapidità sbrigò tutto il resto.

Quindici giorni dopo, egli e la brunotta erano marito e moglie secondo il rito socialista; cioè: i fidanzati e quattro amici, anzi quattro compagni, come dicono tra socialisti, erano andati all'Osteria del Galletto, dove Torello e Zaira si erano incontrati la prima volta; avanti di mettersi a tavola nello stanzino riserbato che dava su l'orto, i quattro compagni, in piedi, a capo scoperto, atteggiati a grande serietà per la circostanza, si erano schierati dietro la tavola; e Torello, commosso, presa Zaira per mano, aveva detto semplicemente, secondo la formola:

— Questa è la mia compagna!

— Questo è il mio compagno! — aveva risposto Zaira.

— E figli maschi! — era stata l'esclamazione confermativa di uno dei quattro.

Niente altro!

Poi avevano mangiato bene e bevuto meglio; avevano, tra un fiasco e l'altro, risciacquato un poco questa sporca società che pretende infrenare con stupide leggi i sentimenti più liberi del cuore; e, a sera avanzata, la comitiva, allegroccia anzi che no, era arrivata in paese, lietissima di essersi pappato e bevuto quel che sarebbe spettato ai ladri del municipio e ai ladri, peggiori, della parrocchia.

La vecchia zia era accorsa il giorno dopo, per fare una scenata alla nipote, dandole tutti i bei titoli che, secondo lei, meritava. Inutilmente Zaira rispondeva: