A questo punto — ne convengano i lettori — il tenore Augusto Bazzi avrebbe dovuto correre, e saltare nella prima carrozzella che gli fosse capitata tra i piedi, e non già indugiare nell'atrio dell'Argentina a sbraitare contro la signora Bellacoscia, quasi non si fosse trattato d'altro, in quel momento, che di narrare quelle che egli chiamava: le grufolate di colei!

Ed io insisto nel biasimo, non ostante che il seguito di questa veridica istoria possa diminuire dinanzi agli occhi dei miei lettori la responsabilità del tenore.

Sbraitava ancora Augusto Bazzi nell'atrio dell'Argentina, circondato da cinque o sei amici, la più parte professori dell'orchestra, quando risuonò sul pavimento della saletta accanto, lo strascichio di una sciabola che fece voltar tutti curiosamente verso l'uscio. Ed ecco disegnarsi nella penombra, in mezzo all'uscio, la figura d'un ufficiale e fermarsi atteggiandosi a un fiero gesto militaresco. Occorsero parecchi minuti di ansioso silenzio e di strizzamenti di occhi e, direi quasi, di buona volontà per riconoscere sotto quelle spoglie Eliseo Bellacoscia che, quantunque un po' pallido, sorrideva, trionfante, di non essere stato subito riconosciuto.

— Sciagurato!.... Che hai fatto? — gli gridò, accorrendo, l'amico Augusto Bazzi.

— Mi son vendicato! — rispose dignitosamente Eliseo.

E raccontò, quasi come il Nunzio delle tragedie antiche:

— Arrivo al portone, in carrozzella, salgo a due e a tre gli scalini di casa e fo squillare il campanello. Silenzio. Nessuno viene ad aprirmi. Altro strappo al campanello!... La padrona dell'appartamento apre l'uscio di faccia... Mi precipito dentro, senza dire neppur scusi, e mi trovo davanti all'uscio, chiuso dal paletto interno, che divide le mie stanze da quelle della padrona. Una spallata e l'uscio cede... Ma la scampanellata e il rumore fatto, hanno dato l'allarme. E, quando penetro nella camera, veggo i segni sì del disordine, ma non trovo nessuno. Sovra una poltrona e sul tavolino però, scorgo le spoglie di colui abbandonate nello scompiglio... E una grande idea mi attraversa il cervello... A che curarmi dei colpevoli? Dovevo lasciarli tutti e due in preda del terrore e del rimorso. E, in men che non l'ho detto, mi spoglio, indosso gli indumenti accusatori... ed eccomi qui!... Ah, per dindirindio! (fino in quel triste istante l'ottimo Eliseo Bellacoscia non dimenticava il galateo!) Ah, per dindirindio!... Mi attenderà per un pezzo il signor ufficiale! Voglio scarrozzarmi fino a sera, voglio portar attorno le sue conquistate spoglie!... Dovrà buscarsi, per lo meno, venti giorni di arresti!

Da prima nessuno rise, credendo ognuno che il dolore avesse fatto ammattire il povero baritono: ma quando si dovettero finalmente convincere che la sua vendetta di marito non voleva andare più in là, i “bravo!„ i “bene„ e le risate, scoppiarono fragorosamente.

E il tenore Augusto Bazzi, tra irritato e commosso, si limitò a prenderlo pel braccio e a dirgli:

— Vieni, vieni a spogliarti... Non sai che ti possono arrestare?