PARTE TERZA
DRAMMA SEGRETO
— Salendo le scale di casa Forcelli — continuò Romiti — avevo fermato Diego trattenendolo per un braccio. — Bada di non tradirti! — gli dissi. — La gran felicità ti si legge negli occhi. — Tanto meglio! — rispose, strizzandosi le mani e scotendo la persona, quasi un brivido di voluttà gli corresse improvvisamente per tutto il corpo.
Mi opprimeva il petto, da parecchie ore, un tristissimo presentimento. Dopo che il caso mi aveva messo a parte del segreto di Diego Mutti, egli non mi nascondeva nulla. Veniva a sfogare la piena della sua passione nel mio studio di scultura in via Margutta, e, nei casi gravi, a consultare la mia esperienza di vecchio scapolo, che ne ha viste d'ogni colore, come egli soleva dirmi in quelle occasioni. Io lo ammonivo: — Sii prudente! Se non per te, per lei. È moglie, è madre! Un marito che non si è avvisto di niente in un anno, può aprire gli occhi in un minuto. Bada! Sii prudente!
Egli mi assicurava sempre che la loro prudenza era anche eccessiva. Si vedevano di rado, lontano, in una villetta fuori Porta Pia. Lui vi andava da Porta del Popolo, pel viale dei Monti Parioli; lei, direttamente per via Nomentana; era impossibile dar nell'occhio. Il contegno del marito, tranquillissimo.
Non so perchè, appunto questo mi dava da pensare. Conoscevo quel marito. Bell'uomo, affabile, innamoratissimo della moglie, pazzo dei suoi due figliolini, una bambina bionda e un bambino bruno, che egli conduceva spesso a passeggio per inebriarsi delle esclamazioni ammirative della gente.
Perchè la signora Forcelli lo tradisse con Diego Mutti non ho mai saputo spiegarmelo. Diego era, sì, più giovane di colui; ma il marito era assai più bell'uomo, proprio bello. Intanto era stata lei la provocatrice. Diego mi assicurava che non aveva mai pensato alla possibilità di farsene, un giorno o l'altro, un'amante. Lo legava al Forcelli un'amicizia di Università... Mah! Si vede che in certi fatti c'è davvero un destino. Diego Mutti non ragionava più; aveva perduto con quella passione ogni coscienza del bene e del male; pareva stregato.
Dunque, salendo le scale di casa Forcelli, io gli aveva raccomandato: — Bada di non tradirti! — La mattina egli mi aveva raccontato alcuni particolari nei quali la cecità del signor Forcelli mi era parsa incredibile. Li avevo ripensati tutta la giornata; e il tristo presentimento che mi opprimeva il cuore quella sera evidentemente era effetto delle mie lunghe riflessioni. Volevo molto bene a Diego Mutti, quantunque non approvassi la sua condotta; e per ciò lo avevo accompagnato in casa Forcelli; immaginavo che la mia presenza dovesse costringerlo ad esser più cauto dell'ordinario.