Io non voglio entrare nella discussione di alcuni fatti riferiti in questa lettera all'on. Imbriani. Prima di pronunciare un giudizio bisognerebbe aver sentito, come suol dirsi, l'altra campana. E dico così più per rispetto al pubblico che per altro. Il Grita può in qualche punto della sua lettera eccedere, e fare qualche piccola reticenza (per quanto un uomo abbia la coscienza di essere spassionato, non sa difendersi interamente dalle insidie nel proprio interesse) ma è impossibile supporre che inventi di sana pianta, che calunni sfacciatamente Ministri, Segretari di Stato, Commissioni di esami, e che mentisca nella sua dignitosissima lettera alla contessa Ersilia Gaetani Lovatelli; la quale signora contessa ha permesso, senza fiatare, che il suo agente d'affari commettesse contro il Grita un'enormità di cui dovranno occuparsi i tribunali.

Ma di questi fatti personali lo stesso Grita parla a malincuore. Dice: "Vedrà: invece di attaccare le mie idee, prenderanno di mira la mia persona, e non su pei giornali ma nei crocchi, per calunniarmi più agevolmente."

Infatti, sono già parecchie settimane che la sua lettera all'on. Imbriani è pubblicata: nessun giornale ne ha fatto un cenno. E vada pei giornali politici! Ma per le riviste, pei periodici, pei giornali che si occupano di cose d'arte? Giacchè il Grita non è un ciarafuglione, un cervello arruffato; ha intorno all'arte sua una serie d'idee che egli sa esporre con chiarezza, con evidenza immaginosa, con entusiasmo di persona profondamente convinta, stavo per dire, di apostolo; e il pubblico che ha applaudito mesi fa alla conferenza del Nordau intorno alla Funzione sociale dell'arte, ignora che il Grita ha predicato con la stampa, e da un pezzo, le stessissime idee, non meno brillantemente e non meno efficacemente del troppo lodato scrittore tedesco.

Ecco: io, per parte mia, credo poco o punto al valore pratico della Funzione sociale dell'arte come oggi s'intende; mi sembra che nel porre questo problema si giuochi d'equivoco; e non si tenga, nel risolverlo, nessun conto delle mutate condizioni dello spirito umano. Io, per parte mia, credo che il primo dovere di un'opera d'arte sia quello di essere una bella opera d'arte; che il primo dovere di un'opera d'arte moderna sia quello di essere una bella opera d'arte che riveli di essere di oggi, e non d'ieri o di parecchi secoli fa, cioè non una reminiscenza, nè un pastiche.

Perciò, mentre vo d'accordo col Grita su alcuni punti, mi trovo molto lontano da lui intorno al valore del concetto in un'opera d'arte. Ma questo non m'impedisce di ammirare fino i suoi eccessi, in grazia della forma.

Egli biasima, e con evidentissime ragioni, lo stupido interpolamento delle allegorie antiche in un'opera di arte moderna.

"Coloro che trovarono quelle personificazioni erano uomini di genio, ed esse erano prodotti logici, storici, istruttivi, educativi; ma voialtri (parla a certi scultori) che tacete i fatti storici per darci dei rebus, voialtri siete ladri che rubate alla storia, che rubate pagine di storia alla patria.

"Gli antichi, delle loro allucinazioni facevano altrettante realtà; oggi dopo tanti secoli di progresso, dopo tanto lume di scienza, delle realtà fanno allucinazioni: ma che dico? rubano, copiano, applicano, no, appiccicano a sproposito le forme già sciupate dei prodotti d'immaginazione intellettiva di trenta, quaranta secoli fa" (pag. 8-9).

E con acuta ironia prosegue poco più in là:

"È inutile che io mi sforzi di continuare a combattere le allegorie; me ne manca l'autorità: non sono un matricolato. Ma i matricolati, i laureati pare che arrossiscano di parlare delle arti plastiche contemporanee, o sono presbiti d'intelletto. Dev'essere proprio così, perchè vedo che essi ragionano tanto bene, parlando dell'arte di Raffaello e dell'arte preraffaellista, di Giotto e dell'arte pregiottesca, dell'arte romana, della greco-romana, della greco-egizia, dell'egizio-assira, dell'arte omerica e della preomerica! E non vi parlo dell'arte preistorica e con quanta lucidità la vedano e con quanta profondità di analisi critico-scientifica la giudichino; e come, dopo aver parlato del microcosmo della genesi e della sua evoluzione, attacchino l'estetica del microcosmo!